Proprio nel giorno del presidio organizzato dai sindacati confederali davanti alla Prefettura per chiedere più sicurezza sul lavoro, due nuovi infortuni si sono verificati nella provincia di Bergamo: ieri mattina una lavoratrice della Effeggi Pallets spa di Brembate di Sopra è stata colpita alla testa da un braccio meccanico impiegato per la movimentazione del materiale. Ieri pomeriggio, invece, è stato coinvolto in un secondo infortunio un operaio di 38 anni che lavora per un’azienda di guarnizioni, con sede a Cividate, in via di trasferimento nel capannone di Calcio, dove è avvenuto l’incidente.

Sicurezza su lavoro, presidio davanti alla Prefettura

In via Tasso, davanti alla sede della Prefettura, dalle ore 17.00, sindacalisti, delegati e lavoratori sono scesi in presidio, riunendosi attorno a17 tute bianche e caschetti gialli: così sono stati ricordati i 17 lavoratori che hanno perduto la vita dall’inizio dell’anno nella provincia orobica (e fuori dai confini provinciali alle dipendenze di imprese bergamasche). Oltre diecimila sono stati gli infortuni che hanno ferito, amputato, invalidato chi stava solo eseguendo il proprio mestiere nel nostro territorio (fonte: Open Data INAIL, dati aggiornati a settembre 2018).

Infortuni quasi ogni giorno

In un incontro di circa 40 minuti il Prefetto Elisabetta Margiacchi ha ascoltato le istanze portate dai tre segretari generali provinciali Gianni Peracchi per la CGIL, Francesco Corna per la CISL e Angelo Nozza della UIL. Con loro c’erano anche i responsabili delle politiche della sicurezza sul lavoro Angelo Chiari, Danilo Mazzola, Saverio Capuzziello.

“Abbiamo illustrato al Prefetto la nostra preoccupazione per il continuo verificarsi, ormai quasi quotidiano, di infortuni gravi oltre che per l’aumento di quelli mortali” hanno detto, all’uscita dall’incontro, i sindacalisti. “Abbiamo chiesto al Prefetto di farsi nostro tramite presso il Governo e i Ministeri competenti affinché anche l’Italia si doti di una strategia nazionale – mai adottata – sulla salute e sicurezza nei luoghi di lavoro che identifichi obiettivi e procedure per migliorare in maniera significativa e concreta la situazione. Abbiamo denunciato, inoltre, la presenza anche sul nostro territorio di cosiddette agenzie della formazione che rilasciano alle aziende attestati di formazione dubbia, effettuata on line e non certificata né verificata da nessuno. Abbiamo poi illustrato il tema dei tanti infortuni in itinere, cioè sulle tratte da e per i luoghi di lavoro”.

Manca la cultura della prevenzione

Di “vera emergenza provinciale” avevano parlato le tre sigle sindacali confederali appena qualche settimana fa. “Respingiamo le ragioni di chi dice: finisce la crisi economica, se cresce il lavoro è normale che crescano gli infortuni’. Non c’è niente di normale!”.“Le cause – si legge nel volantino unitario distribuito in via Tasso– “vanno ricercate soprattutto nei mancati investimenti aziendali in materia di prevenzione e protezione dai rischi specifici, e nella mancanza della cultura della sicurezza che stenta a diventare patrimonio comune”.

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Servono più ispettori

Pur ritenendo “positivo” il Protocollo sottoscritto con la Prefettura di Bergamo il 31 gennaio 2018, con tutte le parti sociali, enti bilaterali, autorità di vigilanza e quaranta soggetti interessati, secondo i sindacati provinciali “questo non basta ad attenuare la situazione. È necessario potenziare la rete di controllo presente sul nostro territorio bergamasco!Le cinque assunzioni di tecnici, a tempo determinato per tre anni, annunciate dallo PSAL di Bergamo sono da considerarsi insufficienti rispetto alla forte presenza manifatturiera. Pertanto riteniamo non più rinviabile un potenziamento significativo degli organici con compiti ispettivi. Vanno coinvolti maggiormente gli RLS che sono la voce dei lavoratori nei confronti del datore di lavoro e la loro partecipazione attiva a tutte le fasi previste dalla normativa in un rapporto diretto e costruttivo con gli RSPP. Chiediamo alle associazioni datoriali di assumere l’obiettivo della sicurezza come discrimine del ‘fare impresa’ come codice etico a tutela della principale risorsa di cui dispongono le donne e gli uomini che lavorano”.

Serve formazione specifica

“È necessario, poi, rendere più omogenea la composizione della formazione erogata: formare nella stessa classe un parrucchiere e un tornitore non è il modo migliore e più efficace per fare sicurezza. Serve responsabilità sociale da parte delle imprese affinché la formazione erogata sia efficace, realmente compresa dai lavoratori e, in particolare, continua. Per questo le imprese devono promuovere azioni concrete di prevenzione e investire su sicurezza e salute. Va rilanciata la ‘contrattazione della sicurezza’ come definito all’interno del documento unitario di CGIL, CISL e UIL approvato dall’assemblea nazionale degli RLS tenutasi a Mestre il 19 gennaio 2018. Va costruita una ‘filiera dei diritti e della sicurezza’ onde evitare forme di lavoro irregolari, in particolare nella filiera degli appaltatori e fornitori verificando l’applicazione del CCNL e la elezione del RLS” concludono i sindacalisti.

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