(Nella foto il pubblico presente a Caravaggio per Emanuele Severino)

Grande successo per la XIV edizione della maratona del pensiero Filosofi lungo l’Oglio sul tema del “Generare”. Ideato e diretto dalla filosofa levinasiana Francesca Nodari, il festival quest’anno ha attraversato, oltre alle province di Brescia e Cremona, anche quella di Bergamo, toccando in tutto 25 comuni: Barbariga, Calcio (BG), Caravaggio (BG), Castegnato, Chiari, Cologne, Erbusco, Lograto, Roccafranca, Manerbio, Montichiari, Orzinuovi, Orzivecchi, Palazzolo sull’Oglio, Roncadelle, Rovato, Sabbio Chiese, San Paolo, Soncino (CR), Villachiara, Villa Carcina, Tavernole sul Mella, Gardone Valtrompia, Ospitaletto, Trenzano.

Filosofi lungo l’Oglio

A declinare il concetto di “Generare ben 27 studiosi e pensatori contemporanei tra i più illustri a livello italiano e internazionale, che si sono confrontati in un lungo e proficuo ciclo di incontri che hanno registrato un’affluenza crescente di spettatori. I relatori che si sono susseguiti sono stati: Michela Marzano, Francesca Nodari, Enzo Bianchi, Silvia Vegetti Finzi, Marino Niola, Elisabetta Moro, Sergio Givone, Stefano Zamagni, Duccio Demetrio, Emanuele Severino, Haim Baharier, Ilvo Diamanti, Elena Pulcini, Marco Ermentini, Francesca Rigotti, Detlev Schild, Marco Vannini, Marc Augé, Salvatore Natoli, Umberto Galimberti, Vincenzo Paglia, Adriano Pessina, Roberto Burioni, Massimo Donà, Maurizio Artale, Michele Pennisi, Salvo Ognibene e Maria Rita Parsi che ha chiuso il festival.

Oltre 32mila presenze

Sale, piazze, chiese, arene sempre gremite nelle location che hanno ospitato il festival lungo il fiume Oglio. Negli oltre 35 eventi della manifestazione– le lezioni magistrali, che restano il cuore del festival, il Premio Internazionale di Filosofia/Filosofi lungo l’Oglio. Un libro per il presente assegnato a Silvano Zucal con il volume Filosofia della nascita, i laboratori, le mostre, per citarne solo alcuni – sono state registrate oltre 32.000 presenze. Ottimo riscontro da parte del pubblico anche online per la maratona del pensiero: le visite uniche sul sito ufficiale www.filosofilungologlio.it sono state 102.000 (registrando un +9,87% rispetto all’anno scorso) e gli utenti di ritorno, coloro che hanno visitato il sito più di una volta, sono stati 27.000. Anche sui social media c’è stato un feedback positivo da parte dell’utenza. Sulla pagina Facebook del Festival sono stati raggiunti 140.000 utenti e 600 nuovi followers con 37.000 interazioni ai post.

2020: Essere umani

Come di consueto è tempo di annunciare la parola chiave della XV edizione in linea di continuità con gli anni precedenti. Il comitato scientifico ha individuato nella locuzione: «Essere umani» la parola chiave del 2020. Termine che apre a una ricca serie di declinazioni sulle quali potranno nascere e fiorire numerosi interventi.

Essere umani, essere uomini, ma anche umanità, umanesimo, umanitarismo. Non è solo una questione biologica di specie, ma anche affettiva, di equità, mitezza, civiltà, generosità verso i simili. Eppure spesso sono proprio gli esseri umani la causa dei propri mali. Come diceva Terenzio: «Homo sum, humani nihil a me alienum puto». Sono un uomo anch’io, e nulla di ciò che è umano può sembrarmi estraneo.

Già nella cultura antica greca e latina si ritrovano alcuni dei principi che saranno alla base della Dichiarazione dei Diritti dell’uomo del 1948: protezioni dall’arbitrio e dalla crudeltà nei confronti di altri uomini nella formula giuridica romana dello ius humanum; esortazione a principi di solidarietà e fratellanza in Seneca. L’umanità è il principio guida dell’attività morale di legiferazione, scrive Hannah Arendt, che intravede in Kant l’attribuzione a tutti gli uomini della capacità di legiferare e di giudicare. Essere un uomo di buona volontà significa infatti non essere costantemente interessati all’obbedienza delle leggi esistenti ma anche essere coscienti e responsabili dei propri atti e darsi leggi che li regolino.

Cosa significa essere umani?

Essere umani vuol dire essere uomini, di sesso maschile, o essere indistintamente umani? Vuol dire essere indifferenziatamente uomini e donne, per i quali sono valsi e valgono gli stessi principi?

Un insieme di significati crebbe intorno al concetto di umanesimo e ai nostri giorni di humanism. Corrente di pensiero che ha come scopo essenziale quello di mettere in rilievo il valore e la dignità dell’uomo, acanto all’umanesimo inteso come periodo storico, alcuni autori ne hanno allargato il significato, definendo con questo lemma alcune correnti filosofiche. Ludwig Feuerbach, esponente della Sinistra hegeliana, riprese nell’800 il termine per esporre le proprie considerazioni filosofiche; come pure fecero nel corso del Novecento alcuni intellettuali, per lo più legati all’esistenzialismo, a partire da Jean-Paul Sartre, Martin Heidegger, Jacques Maritain, e Ernst Bloch, Rodolfo Mondolfo e Herbert Marcuse come esempi di umanesimo marxista; o ancora Emmanuel Levinas che, richiamando ciascuno all’«eco del dire permanente della Bibbia: la condizione – o l’incondizione – di stranieri e di schiavi nel paese d’Egitto» – rammentò che «gli uomini si cercano l’un l’altro nell’incondizione di stranieri. Nessuno è a casa propria. Il ricordo del servaggio unisce l’umanità. Tra le correnti più recenti l’Humanism della «American Humanist Association», movimento filosofico informato dalla scienza e ispirato dall’arte, che rifiutando istanze trascendentali, sottolinea la centralità del pensiero critico e razionale, afferma la dignità di ogni essere umano e sostiene la massimizzazione della libertà individuale in consonanza con la responsabilità sociale e planetaria.

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Essere umani vuol dire anche, oltre a saper pensare, saper agire, fare, fabbricare: si apre qui il vasto campo dell’homo faber, perché essere umani vuol dire abitare la terra, costruirsi dimore, edificare muri, case, ponti, strade, attrezzi. Gli umani come artefici dunque, capaci di creare, costruire, trasformare l’ambiente e la realtà in cui vivono, adattandoli ai propri bisogni. Ma l’homo della locuzione latina è anche, secondo una antica tradizione, faber fortunae suae. Il che vuol dire pienamente responsabile delle sue azioni. Quindi la fortuna, il destino, il caso, la lotteria sociale non contano nulla?

La sofferenza protratta è una scelta, afferma quella che è oggi l’ideologia della felicità a tutti i costi, e se, sostengono gli happycratici – le persone stressate, depresse, emarginate, sole, disoccupate, nostalgiche e così via non hanno una vita più felice e appagante, è perché non ci provano abbastanza, non fanno della positività un’abitudine o non sanno sfruttare al meglio le opportunità. E invece, anche se riformulare gli ostacoli in chiave ottimistica può essere una risorsa, è disumano, cioè proprio contrario al senso di umanità e all’essere umani, è miope, infondato e ingiusto attribuire all’individuo la responsabilità totale delle sue sventure e della sua immobilità, e condannarlo per non riuscire a trasformare magicamente le avversità in opportunità.

Saremo capaci di un sussulto di dignità e di dià-lógos inteso, come ammonisce Enzo Bianchi, nei termini di un «intrecciarsi di linguaggi, di sensi, di culture, di etiche; cammino di conversione e di comunione» poiché «il dialogo non ha come fine il consenso, ma un reciproco progresso, un avanzare insieme»?

L’individuo della società planetaria saprà essere all’altezza delle sfide che provengono dalla globalizzazione: l’incremento delle disuguaglianze, i flussi migratori, lo sfruttamento del pianeta, il logorio del simbolico, l’avvento del transumanesimo, il passaggio dall’uomo antiquato al robot (che viene dal ceco robota e significa lavoro forzato), la solitudine paradossale del soggetto iperconnesso, per citarne solo alcune.

Riuscirà quest’uomo «di carne e di sangue» ad essere, fino in fondo, umano? Alla prossima edizione del Festival il delicato compito di provare a rispondere, e soprattutto di continuare a fare domande.

Festival premiato

Il Festival Filosofi lungo l’Oglio è stato insignito per il quarto anno consecutivo della prestigiosa medaglia del Presidente della Repubblica ed è l’unico festival di filosofia ad aver ricevuto per il terzo biennio consecutivo il marchio europeo Effe Label 2019-2020, progetto promosso dalla Commissione Europea e realizzato da Efa, Associazione dei Festival Europei per premiare l’impegno artistico e la capacità di coinvolgere le comunità locali che guardano all’Europa. Il Festival è promosso dalla Fondazione Filosofi lungo l’Oglio, con l’adesione del Prefetto di Brescia, con il Patrocinio della Provincia di Brescia, è un soggetto di rilevanza regionale della Regione Lombardia, con il Patrocinio della Consigliera di Parità della Provincia di Brescia.

Partner del Festival sono la Banca di Credito Cooperativo di Brescia, il Consiglio Notarile di Brescia, l’IME – Industria Motori Elettrici, il Consorzio Franciacorta, la Banca di Credito Cooperativo dell’Agrobresciano, la Comunità Montana di Valle Trompia, Wealth Advisor Giuseppe Lanzanova Banca Mediolanum e la Fondazione Cogeme Onlus, con la collaborazione della Galleria di Arte Contemporanea Collezione Paolo VI.

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