E’ tempo di asilo e per chi non è riuscito a partire con il piede giusto ecco qualche consiglio per superare, senza traumi, la fase del distacco.

Nuovi inizi

Settembre è stato il mese dei nuovi inizi: le routines della vita quotidiana si sono ristabilizzate dopo la pausa estiva, i genitori hanno ripreso il lavoro e chi ha scelto l’Asilo Nido come punto di partenza per il percorso educativo dei propri figli, sta affrontando il periodo dell’inserimento.
Si tratta di un momento molto delicato, carico di emozioni che spaziano dalla gioia, alla paura, al senso di colpa. L’esperienza al Nido non è qualcosa che riguarda unicamente il bambino in sé, ma coinvolge a 360 gradi la famiglia, genitori in primis, ma anche nonni, fratelli e le altre figure di riferimento del bambino. E sono le emozioni di tutti a dover essere accolte, ascoltate, comprese e condivise.

La piccola fatica iniziale

Conoscere un nuovo ambiente, assimilare nuove regole e abitudini comportamentali che la vita comunitaria inevitabilmente richiede, entrare in relazione con nuove figure adulte e con il gruppo dei pari, sono esperienze che arricchiscono in maniera unica la vita del piccolo che si appresta a diventare parte di una nuova grande famiglia. Come tali comportano però una piccola grande fatica iniziale. Il modo in cui viene vissuto il distacco dal genitore è diverso per ognuno e dipende dal carattere, dalla personalità del singolo e dallo stile di attaccamento che il bambino ha sviluppato con le figure di riferimento.

Diversi stili di attaccamento

Bowlby ci insegna infatti che esistono quattro tipi diversi di attaccamento:

Sicuro: il bambino sa che la figura di riferimento è presente e lui può allontanarsi per esplorare il mondo, certo che lei ci sarà quando ne avrà bisogno.
Insicuro/evitante: il bambino non fa affidamento sulla figura di riferimento, perché la percepisce come instabile e spesso rifiutante. Il suo atteggiamento è apparentemente di autonomia, ma si tratta di un bambino che instaura relazioni fredde e distaccate per paura del rifiuto.
Ansioso/ambivalente: il bambino percepisce la figura di attaccamento come presente a tratti, senza continuità. Si trova quindi a vivere l’ansia di abbandono al momento del distacco.
Disorientato/disorganizzato: questo stile di attaccamento non è stato introdotto da Bowlby, ma successivamente a lui, e rispecchia quei bambini le cui figure di riferimento sono spaventate e spaventanti. Il bambino mostra reazioni opposte ad uno stesso evento, per esempio piange quando il genitore si allontana, ma lo rifiuta quando questo ritorna.

Diverse reazioni al distacco

La diversa modalità di attaccamento comporta la diversa reazione del singolo bambino al distacco dal genitore/figura di riferimento. Accade così che qualche bambino pianga al momento del saluto, ma si consoli rapidamente grazie alle risorse personali che ha imparato a sviluppare, mentre qualche altro bambino fatichi di più a consolarsi e a rielaborare il distacco. È molto importante comunicare alle educatrici le abitudini e gli interessi del proprio bambino, in modo tale che queste possano assecondarlo e catturare la sua attenzione e la sua fiducia, prendendosi cura di lui nel modo di cui lui ha bisogno.

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L’oggetto transizionale

Un oggetto transizionale può aiutare il bambino a vivere in maniera più serena l’allontanamento dal genitore. Si tratta di un peluches, un gioco oppure anche del ciuccio: Winnicott, pediatra e psicoanalista che ha introdotto per primo questo concetto, lo descrive come un oggetto che prende il posto della relazione madre-figlio, si va momentaneamente a sostituire ad essa, così da consentire al bambino di sentirsi sicuro di sé e al sicuro, in virtù del legame che quell’oggetto rappresenta per lui. Il bambino trasferisce sull’oggetto l’attaccamento alla madre/figura di riferimento.

Esternare le proprie sensazioni è importante!

È bene che i genitori che provano timore e ansia o senso di colpa e tristezza per lasciare il proprio bambino, esternino i propri sentimenti, che verranno sicuramente accolti dalle educatrici, le quali sapranno offrire supporto e comprensione. Si instaurerà così quella relazione autentica che sta alla base della collaborazione tra il Nido e la famiglia. Cooperazione che garantisce un percorso educativo costruito su misura del bambino e per il bambino, in un sistema di connessioni tra figure educative che costituisce la più grande ricchezza per la persona.

Non solo al Nido

Gli accorgimenti illustrati valgono anche nel caso in cui i bambini vengano accuditi da altre figure, quali i nonni o la baby sitter. Dare sempre spazio al dialogo e all’ascolto di sé e dell’altro (bambino, adulto) è la chiave vincente per vivere in maniera serena ogni tipo di relazione.

Il filo di Arianna

Una rubrica che si pone come obiettivo quello di fornire suggerimenti, confronti, riferimenti teorici e spunti che, come il filo donato nel mito a Teseo, possano essere d’aiuto a chi si trova ad attraversare il meraviglioso labirinto dell’educare. Oggi il primo appuntamento con la nostra educatrice Roberta Ciocca.

 

Roberta Ciocca, nata a Treviglio il 9 Febbraio 1986, diplomata presso il Liceo Classico dell’Istituto Salesiano Don Bosco di Treviglio, dottoressa in Scienze dell’Educazione presso l’Università degli Studi di Bergamo. Dal 2008 lavora come educatrice di Asilo Nido a Treviglio. Nel 2011 riceve diversi riconoscimenti letterari con un racconto ed un romanzo inediti.