A Villa Obizza non resta molto tempo. La residenza di campagna appartenuta alla famiglia Obizzi rischia di crollare a causa dell’avanzato stato di degrado. Il sindaco di Ricengo, Ernestino Sassi, ha ordinato lo sgombero, ma l’ultima residente rimasta non vuole saperne di andarsene.

Crollo imminente

Dopo le segnalazioni di Prefettura e liquidatore, l’Ufficio tecnico del comune di Ricengo ha condotto una perizia per vagliare la sicurezza statica dell’edificio. Le strutture portanti risultano indebolite e la mancanza di una copertura favorisce le infiltrazioni di acqua piovana. Le caratteristiche geotecniche del terreno rendono probabili cedimenti e le strutture di contenimento provvisorie non riusciranno a sostenere l’intero edificio per molto. Alla Fondazione che si occupava della manutenzione è stato ordinato di effettuare lavori di messa in sicurezza, ma difficilmente quest’ultima, già in liquidazione, può garantire un reale intervento.

L’ordinanza

Villa Obizza è inserita all’interno di un cascinale che ospita un’azienda agricola, con annesse le residenze dei lavoratori. Il lato sud della residenza confina con i suddetti immobili e in caso di crollo, questi ultimi si troverebbero inevitabilmente al centro di un effetto domino. Il pessimo stato di conservazione è tale da non garantire le minime condizioni di sicurezza e l’effettiva situazione di pericolo ha quindi convinto la Prefettura a uno sgombero precauzionale. Su indicazione del Prefetto, il sindaco di Ricengo ha emanato un’ordinanza contingibile e urgente. Tutti i fabbricati agricoli entro 30 metri devono essere sgomberati.

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A rischio quattro persone

I destinatari dell’ordinanza sono tre contadini indiani e la madre del proprietario dell’azienda. Carolina Crotti ha 81 anni, vive a Bottaiano, in via Camisano, dal lontano 1969 e non ha intenzione di lasciare la sua dimora. Anche perché, per la signora non è stato preventivato alcun ricollocamento. Il sindaco Ernestino Sassi non vuole arrivare a un’azione di forza. Per questo, è costantemente in contatto con i residenti e la Prefettura, nella speranza che all’orizzonte si intraveda un’alternativa allo sfratto.

La storia della villa

Situata nella frazione di Bottaiano, la villa risale ai primi anni del ‘700. Venne edificata per conto della famiglia Obizzi, che la usava come tenuta campagnola. Alla scomparsa degli Obizzi, la villa fu acquistata dalla famiglia Monticelli e poi dalla famiglia Pradoni. Nella seconda metà del secolo scorso, la villa venne progressivamente abbandonata. Finché nel 1979 venne acquistata dalla famiglia Invernizzi. Pur essendo annoverata nella lista dei “luoghi del cuore” stilata dal Gruppo FAI, la villa è in condizioni critiche già dal 1986, quando il tetto crollò a causa del maltempo. Da allora, le continue infiltrazioni d’acqua hanno minato la struttura. Ultima espressione lombarda dello stile palladiano, a nulla sono valse le campagne di restauro istituite a periodi alterni. Oggi se ne scontano le conseguenze, con il fallimento della Fondazione che se ne occupava e il recente affidamento a un liquidatore.

 

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