Martina Caironi, la campionessa paralimpica di Alzano, si difende dalle accuse di doping: “Utilizzavo una crema cicatrizzante per la mia ferita, ma nei controlli l’ho dichiarata”.

Doping, Martina Caironi sospesa

In attesa dell’esito delle controanalisi, però, Martina non potrà gareggiare. Trent’anni, medaglia d’oro alle Paralimpiadi di Londra nei 100 metri piani e portabandiera tricolore a Rio, Caironi è risultata infatti positiva a un test antidoping a sorpresa, ordinato dall’Organizzazione nazionale antidoping. La Seconda sezione del Tribunale nazionale antidoping ha quindi accolto la richiesta della Procura nazionale antidoping disponendo l’immediata sospensione. Campionessa paralimpica sui 100 metri a Londra 2012 e a Rio nel 2016, Caironi ha nel proprio palmares cinque titoli mondiali. E’ risultata positiva in un solo campione del controllo, al “Clostebol Metabolita”, indice di possibile utilizzo di steroidi anabolizzanti.

Caironi: “Sostanza contenuta in una crema per la mia ferita”

“In attesa dell’esito delle controanalisi del campione B, dichiaro di essere a conoscenza della sostanza contenuta nella crema cicatrizzante che ho assunto. Tale crema veniva da me acquistata nel gennaio 2019 dopo tre mesi di sofferenza per ulcera all’apice del moncone. Si tratta di una ferita aperta che nessun farmaco è riuscito a richiudere e nemmeno il non utilizzo delle protesi da cammino e da corsa, con evidenti disagi importanti – spiega l’atleta – In gennaio chiedo al medico federale la possibilità di usare questa crema e mi viene detto che deve essere usata in modo locale e a piccole dosi, e che non è necessario il TUE per le quantità troppo basse.
Faccio il test antidoping a luglio che risulta negativo. Da quel momento la ferita si apre altre due volte ma in maniera meno grave e quindi ritengo di poter continuare in piccole dosi in quanto sicura di non incorrere in alcun tipo di infrazione, tanto è vero che all’ultimo controllo antidoping di ottobre ho dichiarato tale sostanza.
Mi ritrovo a dover saltare un Mondiale in un anno fondamentale senza ancora aver provato una definitiva cura per la mia ulcera”.

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