Insulti, minacce e botte contro la moglie e i figli. Maltrattamenti aggravati e continuati che hanno portato, finalmente, all’allontanamento dalla casa famigliare di un 52enne albanese. E’ successo a Levate.

Insulti, minacce e botte

Ieri sera i carabinieri della Compagnia di Treviglio hanno dato esecuzione alla misura cautelare applicativa dell’allontanamento dalla casa familiare con il contestuale divieto di avvicinamento nei confronti di un 52enne albanese. I fatti in questione si sono verificati a Levate ed andavano avanti oramai da diversi anni, dal 1999, in particolare, secondo la contestazione della Procura della Repubblica di Bergamo a firma del pm Gianluigi Dettori.

Il provvedimento del Magistrato di Bergamo eseguito dai militari dell’Arma della Stazione di Osio Sotto, parla di insulti, di minacce e anche di percosse, ma anche del lancio di oggetti durante i numerosi scatti d’ira, posti in essere dall’uomo per anni nei confronti dell’ex moglie ed anche dei loro due figli, oramai maggiorenni.

Una convivenza impossibile

La donna nel corso degli anni si era addirittura dovuta rivolgere al Pronto Soccorso per le botte patite. Anche i figli della coppia erano costretti a subire le violenze del padre, colpevoli di non seguire le sue indicazioni. Si parla di minacce di morte, di insulti e di percosse che nei mesi scorsi, dopo la perdita del lavoro da parte del 52enne, erano anche peggiorate. Una convivenza a tal punto problematica da provocare un vero e proprio stato di sopraffazione ai danni dei propri familiari.

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La denuncia della moglie

La donna e i figli temevano per la loro incolumità e nel corso del tempo erano stati anche “isolati” da altri familiari e amici. Precedenti denunce erano state poi ritirate dalla vittima del reato nella speranza forse che il proprio coniuge cambiasse e forse anche per paura di ritorsioni. La donna, nello specifico, temeva che i figli venissero portati dal marito in Albania. A fine gennaio scorso però la donna si è finalmente decisa a denunciare il tutto ai carabinieri della Stazione di Osio Sotto, senza più alcuna riserva, consentendo così alla Magistratura di Bergamo di richiedere tempestivamente una misura cautelare coercitiva a carico del violento marito oltre che padre-padrone.

Ieri sera, quindi, l’epilogo e la fine dell’incubo per la donna e per i suoi figli con l’esecuzione del provvedimento cautelare personale da parte dei militari dell’Arma emesso dal GIP del Tribunale di Bergamo, Maria Luisa Mazzola, che parla di “comportamento violento ed aggressivo”. Nei prossimi giorni sarà interrogato dal GIP del Tribunale orobico.

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