Una bara bianca sovrastata di rose, e una calottina da pallanuoto rossa. Dietro, una folla sgomenta di ragazzi alle prese con il saluto più difficile. Un saluto che nessuno dovrebbe dare, a un ragazzo di soli quindici anni. Si è celebrato questo pomeriggio, sabato 11 maggio, nella chiesa di San Pietro a Treviglio, il funerale di Gabriele Raffa, il giovane trevigliese morto giovedì pomeriggio al Niguarda di Milano, quattro giorni dopo essere stato travolto da un’automobile sulla Sp472 per Casirate, mentre tornava dalla casa della sua fidanzata.

Addio a Gabriele Raffa

Piena fino al sagrato la chiesa di mattoni rossi della zona nord: insieme ai labari del liceo “Don Milani” di Romano e dell’Aido di Treviglio (Gabriele ha donato gli organi) c’erano ovunque felpe e zaini della Pallanuoto Treviglio, ma anche centinaia di amici, compagni di scuola, insegnanti e genitori. Una folla triste e composta, senza parole.

Il ricordo degli amici

Prima dell’inizio della messa funebre alcuni amici hanno letto dall’altare alcuni pensieri per Gabriele. Ne è emerso il ritratto di un ragazzo solare e spontaneo, innamorato e dal sorriso sempre pronto. “Ciò che più ci mancherà sarà il tuo sorriso sempre stampato in faccia, che riusciva a migliorarti la giornata” racconta un ragazzo. Fioccano dalle voci spezzate dei ragazzi anche gli aneddoti privati e i ricordi più allegri, frammenti di decine di amicizie spezzate all’improvviso da una tragedia che appare a tutti, ancora, assurda.

Un ragazzo innamorato dell’amore e altruista

Appassionante l’omelia funebre del parroco di Treviglio monsignor Norberto Donghi, che ha officiato la cerimonia e dall’altare ha colto l’occasione di un appello ai ragazzi, tantissimi, che in questi giorni si sono stretti attorno alla famiglia di Gabriele Raffa anche tramite la preghiera. La prima volta, proprio giovedì sera, in Basilica, per un momento di preghiera spontaneo quando online si è diffusa la terribile notizia della morte.

Ha donato gli organi:  “Era un altruista, sarà stato contento anche lui”

“In tanti mi hanno parlato di Gabriele in questi giorni come di un ragazzo aperto agli altri, generoso e con molti amici. Appassionato di sport, uno sport particolare come la pallanuoto, uno sport che richiede fatica e impegno” ha detto monsignor Donghi. “Un ragazzo innamorato dell’amore, e come potrebbe essere altrimenti a quindici anni. Un ragazzo altruista: sarà stato contento anche lui della scelta dei genitori di donare i suoi organi, affinché altri potessero vivere grazie a lui. In fondo, è quello che ha fatto Gesù: ci ha offerto il suo cuore e il suo sangue, per la nostra vita”.

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“Ragazzi, non sprecate nemmeno un attimo della vostra vita”

“Mi ha colpito cari ragazzi il vostro desiderio di pregare, recitando in queste sere il rosario e partecipando alla messa” ha continuato il parroco. “Vorrei dirvi grazie di questa testimonianza di fede semplice, riservata, ma bella, spontantea, sincera. Ma vorrei dirvi anche di impegnarvi a vivere bene la vostra vita: è questo il regalo che potete fare a Gabriele in questo momento. Non buttate nemmeno un attimo, non vivete come se la vostra vita non valesse nulla. La provvisorietà della nostra vita, che ci infastisce così tanto in questi giorni, ci fa sentire ancora di più quanto è importante non sciupare nessun momento, nessun attimo, nessuna possibilità: tutto è prezioso, perché tutto da un momento all’altro potrebbe esserci portato via”. Poi la benedizione della salma e l’ultimo saluto a Gabriele, sul sagrato.

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