E’ un urlo quello che si leva dal Centro Antiviolenza e Sportello Donna Sirio di Treviglio dopo il femminicidio, avvenuto nella notte tra sabato e domenica a Cologno al Serio, dove ha perso la vita la 36enne Zinaida Solonari.

Rose e candele per Zina

“Non si uccide per gelosia, non si uccide per amore. Chiediamo rispetto”. Poche parole, dense di significato da ripetere ogni giorno per contrastare un fenomeno in continua crescita. Un fenomeno da estirpare cercando di educare al rispetto per gli altri.

Non si può, oggi, restare in silenzio e lo dimostrano anche le candele e le rose comparse a Cologno, in via Rocca, attorno alla fontana che domina lo spiazzo. La foto di Zina e un appello: quello di non rimanere in silenzio. Un’iniziativa nata dalla volontà delle amiche di Zina di ricordarla e onorare la sua memoria.

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Rispetto per la donna

“Il Centro Antiviolenza Sportello Donna e tutta la Cooperativa Sirio da domenica mattina è vicina al comune di Cologno al Serio e profondamente scosso per l’uccisione di Zinaida – ha fatto sapere in una nota la presidente Cinzia Mancadori – Abbiamo scelto il silenzio perché essere vicino, essere al fianco delle donne vittime di violenza non significa urlare ma, significa farlo giorno per giorno nelle proprie famiglie, nei luoghi di lavoro, fuori da scuola mentre si accompagnano i bambini e ogni qualvolta si sentono affermazione improbabili, sessiste e stereotipate che riguardano le donne. Oggi all’ennesimo servizio del telegiornale, all’ennesimo titolo di giornale abbiamo deciso di rompere il silenzio. Chiediamo rispetto per la donna, per le sue figlie, per cui basta scrivere o dire che “è colpa della gelosia iniziata da quando la donna aveva deciso di lavorare”. Chiediamo che chi pensa di parlare – scrivere della violenza sulle donne, dei femminicidi, faccia una formazione specifica e per sapere che: “essere un uomo violento è una scelta e non una cosa indotta”, “che non c’è motivo che giustifica la violenza”, “che gli uomini violenti impediscono alle donne di lavorare non perché sono gelosi ma, perché lavorare significa per la donna essere indipendente e parlare con altre persone della situazione che vivono in famiglia e forse scoprire che quello che stanno subendo non è normale. Scrivere e continuare a dire che Zinaida è morta per gelosia e perché voleva lavorare, è uguale a dire che Zinadia avrebbe potuto scegliere di non essere uccisa se avesse rinunciato al lavoro. L’unico responsabile della violenza è chi la violenza la agisce. Il cambiamento è possibile se tutti noi cambiamo, il cambiamento non è possibile se pensiamo che solo gli altri debbano cambiare”.

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