Sono  diverse decine  secondo i carabinieri dell’Arma di Crema, le auto con targhe straniere fermate e multate in questi giorni nel Cremasco, perché non in linea con le modifiche del Codice della Strada introdotte al Decreto sicurezza. Un vero e proprio bagno di sangue per gli automobilisti possessori di auto immatricolate all’estero, dopo anni in cui la burocrazia piuttosto farraginosa del settore aveva consentito la creazione di diverse sacche di evasione fiscale e migliaia di multe non riscuotibili. Ma cosa è cambiato esattamente?

Stop all’aggiramento del bollo

La compagnia dei carabinieri di Crema è al lavoro da diverse settimane per controllare il rispetto delle nuove regole. Fino al primo dicembre scorso infatti, quando è entrato in vigore il Decreto, chi risiedeva in Italia poteva circolare per un anno su un’auto con targa straniera. Dopo di che scattava l’obbligo di immatricolazione nel nostro paese. Ma senza un controllo preciso, di fatto la legge precedente consentiva ai possessori di targhe straniere, ad esempio, di evadere facilmente il bollo e anche di sfuggire alle contravvenzioni, ad esempio,  per Ztl e autovelox.

Conta la residenza tributaria

La nuova formulazione dell’articolo 93 del Codice prevede invece  il divieto allo straniero residente in Italia da oltre 60 giorni, di condurre un veicolo con targa estera. In sostanza, ha vietato tout court le targhe straniere sulle strade italiane. Il concetto di residenza è peraltro stato ampliato: oltre a quella anagrafica si tiene conto anche della residenza tributaria. In questo modo, se si riesce a dimostrare che il soggetto è domiciliato in Italia da diverso tempo, la nuova norma è comunque applicabile.

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Oltre a mettere la parola fine alla “pacchia” dei privati (spesso stranieri) cui era sostanzialmente impossibile recapitare una multa, saranno guai anche per le finte residenze fiscali all’estero di società operanti in Italia.

Multa da 498 euro o sequestro del veicolo

Alle auto fermate non  in regola, la nuova legge applica sanzioni drastiche e severissime. Scatta infatti immediatamente il ritiro della carta di circolazione. Il contravventore può pagare subito, sul posto, i 498 euro di sanzione. Se (come è peraltro prevedibile) non lo fa, scatta direttamente anche il sequestro del veicolo. Interviene quindi il carro attrezzi, con rimozione forzata del veicolo e deposito a spese dell’automobilista.

Ritiro della patente e sospensione per tre mesi

“Nel caso in cui il conducente non intenda pagare va contestato anche il rifiuto ad assumere la custodia del veicolo, con ulteriori 1818 euro di sanzione e l’immediato ritiro della patente di guida da trasmettere alla Prefettura, per la sospensione di tre mesi” spiega l’Arma. “Il conducente, entro 180 giorni, avrà comunque la possibilità di esportare la propria auto, oppure di mettersi in regola ed immatricolare il veicolo in Italia. In ogni caso quando esibisce la corretta documentazione (immatricolazione con targa italiana oppure targhe provvisorie per l’esportazione) l’auto andrà dissequestrata”.
Le disposizioni del Decreto sicurezza non valgono però per i veicoli targati Repubblica di San Marino e Vaticano.

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