Il business del traffico di rifiuti illeciti arriva anche nella Bassa. Qualche settimana fa li avevano fermati con un camion pieno di ecoballe di rifiuti illeciti e ora per due fratelli di Pagazzano, Maurizio e Stefano Assanelli, sono scattate le manette.

In 12 finiscono in carcere

Ieri mattina, in Lombardia, Veneto, Emilia Romagna, Toscana e Campania, i Carabinieri del NOE di Milano, supportati dai NOE e dai Comandi Provinciali territorialmente competenti con 200 militari impiegati, hanno dato esecuzione a un’ordinanza di misura cautelare (12 in carcere, 8 agli arresti domiciliari) emessa dal gip del Tribunale di Milano Giuseppina Barbara su richiesta della Procura della Repubblica-D.D.A firmata dal procuratore aggiunto Alessandra Dolci e dal sostituto procuratore Donata Patricia Costa, nei confronti di soggetti, ritenuti responsabili, a vario titolo, di traffico illecito di rifiuti in concorso, realizzazione di discariche abusive e intestazione fittizia di beni.

Arrestati due fratelli di Pagazzano

Sequestrate anche due aziende operanti nel campo del trattamento dei rifiuti e quattro società di trasporto, situate nelle province di Pavia, Belluno, Verona, Bergamo, Caserta e Monza Brianza, oltre a vari automezzi utilizzati nelle attività criminali, per un importo complessivo di circa tre milioni di euro. Sono 24 in tutto le persone indagate.

In carcere sono finiti anche Maurizio e Stefano Assanelli, 55 e 50 anni, di Pagazzano, titolari di un’impresa di trasporto di rifiuti regolarmente iscritta all’albo. Secondo il gip, però, la regolarità dell’azienda sarebbe servita proprio a dare una parvenza di legalità ai trasporti illeciti verso le discariche abusive gestite da Massimo Sanfilippo.

Le indagini hanno permesso di registrare alcune intercettazioni tra i due fratelli che parlavano dei guadagni facili ottenuto con il trasporto e lo stoccaggio illecito di rifiuti.Una pratica che non avevano abbandonato nemmeno dopo la prima ordinanza di custodia cautelare che aveva portato in carcere proprio Sanfilippo. Solo qualche settimana fa Stefano Assanelli era stato fermato vicino all’azienda dalla Guardia di Finanza di Treviglio che lo aveva trovato con un camion carico di 27 ecoballe tutte sequestrate.

Il traffico dei rifiuti illeciti

Le attività investigative, condotte dal Nucleo Operativo Ecologico Carabinieri di Milano e coordinate dalla DDA, hanno consentito di individuare l’esistenza di un gruppo criminale operante nel campo del trattamento e trasporto dei rifiuti, dedito alla gestione e smaltimento illecito di ingenti quantitativi di rifiuti speciali, costituiti da rifiuti indifferenziati urbani provenienti prevalentemente – su diversi canali – dalla Campania e da varie Regioni del Nord Italia, attraverso lo stoccaggio ed il successivo abbandono in capannoni industriali dismessi. Era così che si formavano le discariche abusive, localizzate e sequestrate in comuni delle province lombardo venete nelle località di Pontevico (MI), Gessate (MI), Tabellano (MN), Torbole Casaglia (BS), Verona, Meleti (LO) e Cornaredo (MI).

Le indagini hanno avuto origine da un monitoraggio condotto, nell’ambito di una mirata azione di contrasto del Comando Carabinieri per la Tutela Ambientale, dal Gruppo CCTA di Milano – responsabile del coordinamento dei dieci Nuclei Operativi Ecologici del Nord Italia – sul fenomeno degli incendi ai danni di alcuni impianti formalmente autorizzati alla gestione dei rifiuti e di diversi capannoni industriali, adibiti a discariche abusive. L’indagine ha consentito di individuare un’articolata rete criminale costituita da diversi soggetti, alcuni dei quali collegati direttamente o indirettamente a imprese operanti nel settore dei rifiuti, altri privi di qualsiasi autorizzazione che, attraverso operazioni continuative e con ruoli diversi, in modo organizzato, condividevano un articolato e rodato programma criminoso che prevedeva lo smaltimento illecito di ingenti quantitativi di rifiuti speciali per il conseguimento di un profitto ingiusto.

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Gli attori coinvolti

Cuore dell’attività criminale era la Winsystem di Cornaredo (Mi) gestita da Massimo Sanfilippo, ma attorno ruotavano diversi soggetti: tra questi produttori di rifiuti o i primi ricettori dei rifiuti, soggetti solitamente in regola con le autorizzazioni ed interessati al conferimento di grossi quantitativi di rifiuti verso imprese autorizzate, almeno formalmente, a riceverli. Si tratta di società solide sia dal punto di vista patrimoniale che da quello economico, con numerosi rapporti contrattuali per la raccolta di rifiuti. Per questo, provare il coinvolgimento di questi soggetti nel traffico di rifiuti è difficoltoso stante la regolarità formale del loro operato.
Ci sono poi gli imprenditori titolari di una formale autorizzazione al trattamento dei rifiuti (quasi sempre inefficace per l’assenza delle garanzie fideiussorie obbligatorie) utilizzati dai primi per il conferimento apparentemente regolare dei rifiuti ma in realtà poi destinati a capannoni adibiti a discariche abusive e mai smaltiti regolarmente. In questo caso si tratta di società non patrimonializzate, spesso gestite da prestanome e destinate ad avere una durata breve nel tempo. I trasportatori, titolari di regolare autorizzazione al trasporto di rifiuti (come i due fratelli di Pagazzano), che si prestano a trasportare rifiuti verso siti non autorizzati, con documentazione di trasporto (FIR) falsa o comunque irregolare, soggetti che si occupano del reperimento dei capannoni da adibire a discarica abusiva, proponendoli ai produttori (o intermediari) dei rifiuti e agli imprenditori titolari della formale autorizzazione, che acquisiscono in uso i capannoni e vi stipano i rifiuti loro conferiti dai produttori (o intermediari) e infine i soggetti che si occupano anche della intermediazione abusiva nel settore, mettendo in contatto i produttori/intermediari dei rifiuti con le imprese formalmente titolate a ricevere rifiuti e con i trasportatori disponibili ad attività illegale.

Nel complesso, ad esito delle attività è stato quantificato un illecito smaltimento di circa diecimila tonnellate di rifiuti che ha fruttato un illecito profitto di circa due milioni di euro.

La terra dei fuochi?

Anche nella Bassa, nei mesi scorsi, non erano mancati episodi simili. Pur seguendo filoni di indagine del tutto diversa anche a Treviglio, Caravaggio (in due occasioni) e Fornovo, erano stati trovati capannoni colmi di rifiuti di ogni genere: dai copertoni agli elettrodomestici, dai combustibili ai vestiti, dalle auto ai rifiuti tossici.

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