Sceglievano online le auto da acquistare, sempre di lusso e di grossa cilindrata, ma poi scattava la truffa. Sono sei i bergamaschi  finiti in manette questa mattina nell’operazione Bypass. I carabinieri della compagnia di Treviglio e di Zogno, insieme agli uomini del Nucleo investigativo di Genova, sono entrati in azione alle prime luci dell’alba per eseguire un’ordinanza di custodia cautelare emessa dal gip Claudio Siclari. Tra loro tre uomini di Cologno, Arcene e Ciserano.

Tre gli arrestati della Bassa

Sono 12 le truffe ricostruite da chi indaga: le auto erano tutte diesel e di lusso: Porsche, Range Rover e Maserati. Le indagini sono partite da Serra Riccò, in provincia di Genova, dopo la denuncia di un truffato.
In manette due uomini della Bassa, più un terzo ai domiciliari: Fardi Hudorovich, 23 anni, di Cologno, e Giacomo Fabio Castellano, 49, di Arcene. Con loro Zorane Hudorovich, 43 anni di Dalmine, Francesco Bernunzo, 50 anni, residente in Germania, Giovanni Tropea, 47 anni residente a Cesano Maderno (Monza Brianza), Dario Nicolini, 47 anni residente a Nova Milanese (Monza Brianza) e Rosario Luca, 25 anni residente a Saronno. Ai domiciliari Domenico Caravello, 48 anni di Ciserano, Walter Piazzoni, 66 anni residente a Ponteranica e Antonio Mastromauro, 50 anni di Rignano Garganico (Foggia).

Truffa aggravata e ricettazione

La indaginivsono partite proprio da Genova sotto il coordinamento della Procura della Repubblica del capoluogo ligure. L’accusa è di truffa aggravata e ricettazione di veicoli di grossa cilindrata che, poi, venivano trasferiti in Germania per essere nuovamente venduti.

La truffa si svolgeva sempre con lo stesso copione: la banda cercava e individuava, su alcuni siti Internet dedicati alla vendita, auto di grossa cilindrata e di lusso e dopo aver concluso l’acquisto, senza lasciare documenti scritti, sceglievano come modalità di pagamento l’assegno circolare postale.

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Assegni falsificati

Ed è qui che la truffa entrava nel vivo. Gli assegni, infatti, venivano contraffatti grazie alla collaborazione di un falsario che attraverso le sue capacità, sofisticate apparecchiature e stampi di assegni postali in bianco riusciva a realizzare dei falsi dove indicavano i dati del beneficiario e la somma concordata per l’acquisto. Non solo. Ogni volta veniva creato un ufficio postale fittizio (dove nella realtà non esisteva una filiale di Poste Italiane) al quale veniva associato un numero di telefono generato da un gestore di telefonia Voip e poi inserita nei classici portali di ricerca contatti  online.

Un finto operatore al lavoro

Dall’altra parte della cornetta, ovviamente, si trovava un complice pronto a fingersi un impiegato di Poste Italiane che garantiva l’autenticità dell’assegno. A quel punto nulla impediva di procedere con il passaggio di proprietà su soggetti ogni volta diversi, ma tutti collegati al sodalizio criminale. E anche qui documenti falsi riferiti a persone inesistenti.

Rivendute all’estero

Le auto venivano vendute a un prezzo inferiore rispetto a quello di mercato attraverso alcuni soggetti siciliani residenti all’estero e portati in Paesi come Germania, Francia, Olanda dove venivano nuovamente immatricolati legalmente e venduti a ignari acquirenti. Un giro d’affari di circa un milione di euro, con quattro truffe sventate nel corso dell’attività investigativa, per un valore di 300mila euro.

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