Secondo alcuni erano in trecento, secondo altri forse di più. Si tratta degli invitati ad un matrimonio celebratosi ieri, per festeggiare il quale il banchetto è stato allestito proprio in un ristorante di Pagazzano.  L’ “orda” degli invitati ha però messo a soqquadro il paese, riempiendo le strade di cartacce, vetri rotti e urina. A ripulire sono stati poi i cittadini stessi, indignati rispetto a quanto accaduto.

L’orda degli invitati

Non era la prima volta che si festeggiava a Pagazzano un matrimonio e non era nemmeno la prima volta che gli invitati avevano raggiunto un numero così elevato. Quello che è successo ieri però non ha precedenti. 350 giostrai, secondo una stima approssimativa, sono venuti in paese per la festa di un matrimonio appena celebrato. Canti, balli e brindisi. Tutto nella norma, come si conviene ad una festa nuziale degna di questo nome. Tuttavia gli invitati ad un certo punto hanno superato il limite, mostrando un pessimo esempio di inciviltà alla comunità che li stava ospitando.

Vetri rotti e carte

Il tutto è iniziato quando gli invitati hanno deciso di bere qualche bicchiere (parecchi pare) in un bar, posto nelle vicinanze della chiesa parrocchiale. Anziché restituire i calici e le coppe, il gruppo di giostrai ha preferito portarseli con sé, in giro per le strade del centro storico, buttandoli a terra, e quindi rompendoli,  o lasciandoli qua e là sui muretti. Il proprietario del bar è stato quindi costretto a recuperare i vari cocci ripulendo le strade. Chi invece si era diretto verso il parco del Castello Visconteo ha gettato a terra ogni tipo di rifiuto, coprendo il manto verde dell’erba con carte e plastica. Non solo fogli quindi: per terra c’era di tutto, persino pacchetti di sigarette e pannolini. Alcuni volontari del maniero hanno pure scorto alcuni uomini orinare nel fossato. Altri, come lamenta un’anziana signora, l’ha fatto invece contro i portoni delle case. Gli invitati non hanno avuto rispetto nemmeno degli animali: alcuni bambini, così come i genitori, hanno disturbato le anatre che vivono nel parco del castello. Infine, alcune ragazzine, che camminavano scalze per le strade del centro, hanno sputato sulle automobili parcheggiate nei dintorni.

Un’esempio di inciviltà

Molti degli invitati al matrimonio non hanno avuto alcun riguardo. Alcuni di loro sono pure entrati nei cortili delle abitazioni private senza alcun permesso. A cercare di mettere la situazione al suo posto sono stati i cittadini stessi, che, sacchi alla mano, hanno raccolto i rifiuti lasciati in giro per il paese. “Abbiamo assistito ad uno spettacolo di inciviltà – ha commentato Fulvio Pagani – episodi di questo tipo non sono un buon esempio per nessuno. Ringrazio chi si è dato da fare per ripulire le strade del paese”.

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Non ci stanno, però, i diretti interessati che hanno inviato una nota alla nostra redazione per raccontare la loro verità. Queste le parole di Ferdinando Uga, per i genitori degli sposi.

“Abbiamo prenotato regolarmente il ristorante La Corte Berghemina attraverso un’agenzia che ha in carico il locale e, nei giorni prima, abbiamo avvisato il barista adiacente alla chiesa che ci sarebbero stati parecchi giovani invitati al matrimonio. Non eravamo 350, come è stato erroneamente scritto. Tutta la cerimonia è stata organizzata affidandoci a personale specializzato, pagando inoltre al Comune l’affitto per la giornata di un piccolo giardinetto confinante con la struttura, messo a disposizione dei bimbi più piccoli. Purtroppo, notiamo che nello scrivere il pezzo si è dato guano alla ‘pancia’ delle persone, senza però andare ad approfondire come realmente sono andati i fatti. Se c’è stata qualche intemperanza, ovviamente ce ne scusiamo, ma tutto è rimasto nei limiti e certamente ben lontano da quello che abbiamo letto. Nessuno ha orinato per la strada, nessuno ha lasciato pannolini in giro, nessuno ha disseminato carte e plastica. La stessa foto dell’articolo non ci pare contestualizzata: mostra un sacchetto della spazzatura che potrebbe provenire da qualsiasi parte, quindi privo di alcun significato. Ci dispiace, enormemente, che, dal momento in cui l’articolo è stato postato sui social network, siamo stati sottoposti a un autentico processo popolare, anche con insulti ed epiteti poco piacevoli. Riteniamo il tutto lesivo non solo delle nostre persone, ma anche del nostro lavoro e della nostra categoria. Per la cronaca, siamo tutti italiani, con attività di famiglie avviate, e siamo seri e onesti lavoratori che iniziano a essere un po’ stanchi dei pregiudizi e delle maldicenze, purtroppo alimentate anche da articoli assolutamente fuori squadra come questo.

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