Risale a due settimane fa la prima denuncia per violenza presentata da Zina Solonari nei confronti dell’ex marito Maurizio Quattrocchi. Ma ieri notte il folle piano dell’uomo è comunque riuscito in pieno. L’ha raggiunta sotto casa, l’ha aggredita e l’ha uccisa con due coltellate. Nonostante solo due ore prima la zona fosse stata controllata da una pattuglia dei carabinieri, che da giorni seguivano la donna nei confronti della quale era stato attivato il nuovissimo codice rosso anti-violenza.

 Com’è  stato possibile?

Se lo chiedono in tanti, purtroppo in ritardo, in queste ore. E proprio per cercare di capire se qualcosa non ha funzionato, si continua ad indagare.
Stando a quanto emerso questa mattina dalla ricostruzione effettuata dai carabinieri sugli ultimi giorni di Zina, era almeno dal 23 settembre che la situazione di estrema tensione familiare era nota. Quel giorno infatti, era un lunedì, la donna si era rivolta per la prima volta ai carabinieri di Urgnano, denunciando “violenze verbali” da parte dell’ex marito.

La casa era sorvegliata

Come previsto in questi casi la mobilitazione era stata immediata: si era valutato come di prassi l’allontanamento dal paese, con alloggio in una località segreta, così come il trasferimento ad Ancona, città dove la donna aveva alcune proprietà e un appartamento. Alla fine si era scelto di trasferire la donna a casa della sorella, la soluzione meno traumatica per la donna e le figlie, ma che pure consentiva tuttavia di “tenere d’occhio” la situazione in caso di successive aggressioni. La dimora della donna era tenuta sorvegliata dai carabinieri con pattugliamenti sia in abiti militari che in borghese, a diverse ore del giorno. E la stessa notte dell’omicidio, una pattuglia dell’Arma era passata a controllare che tutto fosse in ordine, in via Alberto da Giussano. Due ore prima dell’omicidio.

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Quell’informativa mai arrivata

La situazione è precipitata in poche ore. E qui gli stessi inquirenti sono combattuti tra la rabbia e l’incredulità. Siamo a giovedì della scorsa settimana, 3 ottobre. Maurizio raggiunge Zina e la aggredisce fisicamente, per la prima volta. Lei ancora una volta denuncia, e accompagnata dalla sorella e dal cognato si presenta dai carabinieri che subito trasmettono l’informativa in Procura. Ma quell’informativa non arriva. E nei confronti di Quattrocchi non vengono presi provvedimenti cautelari.

Codice rosso preso d’assalto: 35 casi in 5 giorni a Bergamo

Se il destino di Zina avrebbe potuto essere diverso non è facile dirlo, ma l’interrogativo rimane. Sopratutto se si pensa a un caso recentissimo, avvenuto a Milano. L’omicidio di Adriana Signorelli, accoltellata in casa nella notte tra sabato e domenica nella sua abitazione dall’ex convivente. In quei giorni fu lo stesso Procuratore capo di Milano Francesco Greco a criticare alcuni meccanismi del nuovo Codice rosso. Uno strumento da un lato molto più duro nei confronti di uomini violenti e stalker, ma che dall’altro proprio per questo rischia di mandare “in corto” un sistema già fragile.

“Qua nessuno vuole contestare il codice rosso, dico che sta diventando un problema a livello pratico, il problema è come gestirlo, già ora ci sono 30 allarmi al giorno (denunce o segnalazioni in Procura) e ciò ci impedisce di estrapolare i casi più gravi” aveva dichiarato.

E la situazione a Bergamo non è molto più leggera. Solo nella nostra Provincia sono stati infatti ben 35, in cinque giorni dal 1 al 5 ottobre, i nuovi codici rossi per violenza di genere attivati presso la Procura.

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