La comunità di Cologno unita nel ricordo di Angelo Carrara, internato militare nei campi tedeschi durante il secondo conflitto mondiale per non essersi piegato al fascismo.

Diario di Angelo Carrara presentato ai cittadini

Venerdì la sala Agliardi dell’oratorio era colma di persone per la presentazione del libro “Il diario di Angelo”, organizzata dal Comune e dall’Anpi, che ne ha curato la pubblicazione. Relatore dell’incontro Matteo Cavalleri dell’università di Bologna, intermezzato dalle letture dei passi di Elisa Barachetti e musiche di Renata Tomasella.

Internato dai tedeschi come traditore

Angelo è stato un internato militare, sorpreso dalle forze tedesche dopo l’8 settembre 1943, insieme ad altri 650mila italiani. Non aveva neppure 20 anni e si trovava a Rodi. Lui ed i suoi compagni vennero portati all’isola di Leros, considerati dei traditori dai tedeschi e condannati ai lavori forzati. Di quel periodo Angelo ricorda le umiliazioni, anche dagli stessi fascisti italiani, le botte, la fame, la sete, il divieto di soccorrere chi cadeva a terra, la negazione di una sepoltura per i compagni.

Una fame dannata

Il primo aprile dell’anno successivo arrivano in Germania, dopo aver viaggiato 11 giorni a bordo di un vagone bestiame. Quello che Angelo ricorda nel suo diario è il pensiero fisso di mangiare che lo ha tormentato anche negli anni a venire.

Narrare la ferita

“Non è scontato quello che Angelo ha fatto – ha detto Cavalleri – un’operazione di memoria che è qualcosa di magmatico, insidioso e doloroso, che riapre la ferita dell’esperienza. Franco Fortini ci ricorda che ciò che caratterizza anche la più semplice opera di memoria non è il valore letterario ma la locuzione di moralità che rende le opere un’espressione altissima di letteratura, perché prendere parola muove un processo morale, significa tornare a fare i conti con quella ferita. Essa ci parla anche di un pudore: chi scrive si assume la responsabilità di parlare per le persone che non ci sono più”.

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La memoria è ingranaggio collettivo

“Un grazie va alla famiglia di Angelo – ha continuato il relatore – perché la sua memoria non deve restare solo tra di noi, ma deve muovere una memoria collettiva. La memoria è un ingranaggio collettivo ma non la si può condividere, perché è una ferita, ma la si deve costruire con gli altri”.

La resistenza al fascismo

“Con la sua scelta Angelo dice no ad una parte di sé che ha una dannata fame – ha concluso Cavalleri – è quella che Francesco Natta ha definito “l’altra resistenza”, resistere ed indietreggiare rispetto alla seduzione di una soluzione più facile. Il fascismo non aveva educato alla scelta, ma il no di Angelo è quello che ha unito tutta la popolazione italiana nella mentalità della costituzione di una patria pervertita e brutalizzata dalla propaganda fascista”.

Il ricordo del figlio Maurizio

Presente alla serata la famiglia di Angelo tra cui il figlio Maurizio che ha voluto lasciare il suo toccante ricordo. “Mi chiedo come abbiano fatto ad avere quella forza quando bastava aderire – ha detto emozionato – I nostri padri avevano poca istruzione scolastica, arrivavano da una cultura contadina. Io al loro posto sarei riuscito a fare come loro? Forse mio padre pensava già a me, per darmi un futuro migliore. Credo che quei ragazzi pensavano a noi, ad un futuro di libertà e lì hanno trovato la forza. Una volta tornati a casa per loro l’incubo e l’orrore della guerra era finito e deve essere finito per sempre”.

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