Marcia e mostra contro la violenza sulle donne. Due eventi che si sono svolti la scorsa settimana a Cologno al Serio, nell’ambito del percorso sulla figura femminile.

Marcia e mostra insieme a Sirio

Un percorso, quello sulla donna, iniziato dal Comune in occasione della giornata contro la violenza sulle donne il 25 novembre dello scorso anno. Fin da subito la collaborazione con la cooperativa «Sirio», il centro anti violenza di Treviglio, ha coinvolto gli amministratori. La marcia “Di pari passo” e la mostra “Vietato soffrire” rientrano in una serie di eventi promossi dalla Commissione Biblioteca e assessorato alla Cultura, pensati come occasioni che diano la possibilità di riflettere sulla condizione femminile, in particolar modo sulla discriminazione e la violenza a cui viene ancora troppo spesso sottoposta la donna.

Tutti insieme «Di pari passo»

Oltre cento persone, tra donne e uomini, domenica hanno sfidato la pioggia e affrontato la marcia «Di pari passo», per la sensibilizzazione contro la violenza sulle donne. Il percorso è iniziato dalla Rocca, sotto il Comune, e si è snodato per la campagna. Il ricavato della manifestazione andrà a favore di «Sirio», il centro anti violenza di Treviglio. All’iscrizione i partecipanti hanno potuto acquistare anche la maglietta realizzata per l’occasione della marcia. La manifestazione è stata organizzata in collaborazione con l’atletica colognese.

Mostra «Vietato soffrire»

La mostra è stata inaugurata l’8 marzo, in occasione della festa della donna. Essa è stata realizzata dalla fotografa Gina C. Cavallaro, la quale ha rappresentato, attraverso la sua arte, la violenza psicologica subita dalle donne. Una violenza invisibile ma, forse proprio per questo, più insidiosa e devastante. Le donne che si sono prestate ad essere  fotografate nel loro ambiente quotidiano non sono modelle. «Ho dato alle donne un foglio con delle frasi – ha detto la fotografa – e ho chiesto loro di farne propria una e interpretarla. Le ho voluto rappresentare nel loro ambiente quotidiano».

La donna come tessuto

«Nei loro occhi vorremmo si leggesse la consapevolezza di non essere sole e la fiducia di poter chiedere aiuto – ha detto la fotografa Cavallaro – Le foto sono state realizzate su tessuto. La donna è proprio come un tessuto che si può sgualcire, ma se c’è voglia e consapevolezza, la donna lo può ricostruire come un abito su misura, può ricrearsi la propria dimensione in cui stare bene». La Cavallaro abita a Cologno, e ha la passione della fotografia da quando era piccola. A causa del lavoro e della famiglia, solo recentemente però, ha potuto dedicare tempo al suo hobby. Lavora su una Reflex e specialmente su progetto, prendendo spunto dal vissuto, da una lettura o dal quotidiano.

“Che il rispetto sia un impegno quotidiano”

«Questo è un percorso al quale crediamo fin dall’inizio – ha detto il sindaco Chiara Drago durante l’inaugurazione – crediamo sia importante sensibilizzare e accendere i riflettori sulla violenza di genere. Spero che con questa iniziativa, le donne che si trovano in difficoltà trovino il coraggio di farsi avanti. Credo sia anche importante educare al rispetto di genere i ragazzi, nelle scuole e, nella vita di tutti i giorni, che uomini e donne si impegnino a mettere in atto. Queste giornate servono a porre attenzione a questo tema che è educativo-culturale».

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“Nessuno può dirsi escluso”

Presente alla mostra anche la responsabile di «Sirio» Cinzia Marcadori. «Ho apprezzato la scelta di raffigurare donne comuni nelle fotografie – ha detto – perché il messaggio che volgio dare è che la violenza riguarda e può riguardare tutti. Nessuno può dire che non potrà accadere a se stessa. La violenza è una condizione, ma se tutti facciamo squadra ne potremo uscire. E lo si può fare iniziando a combattere tutti i giorni, ad esempio contro la strumentalizzazione della donna che ne svilisce la dimensione umana. E ci sono uomini che picchiano donne anche quando sono incinte, violando uno dei momenti più preziosi della donna. Io dico che gli uomini che non rispettano le future madri non potranno essere buoni padri».