Poetessa colognese presenta la sua raccolta «Il pozzo e la luna». Emanuela Lorenzi racconta la sua quête tra nòesis e poiesis, tra l’intelletto e il cuore.

Poetessa colognese presenta il suo libro

La sala consiliare di Cologno al Serio si è riempita, domenica pomeriggio, per ascoltare la poetessa Emanuela Lorenzi. Con lei Valeria Cattaneo, psicopedagogista e dirigente dell’istituto comprensivo di Urgnano la quale ha dato voce alle domande e ha dialogato con la scrittrice. A creare un’atmosfera surreale ci ha pensato Eleonora Ornaghi, arpista, che ha accompagnato con la sua arpa celtica l’esposizione delle poesie.

Una dedica alla fanciullezza

Un dialogo interiore la raccolta di poesie, dedicata alla costellazione familiare ma anche alla fanciullezza, «a quella bambina che ha iniziato a scrivere poesie, come acqua ancora fresca dentro un pozzo. Oggi voglio mandare un messaggio in una bottiglia a quella bambina» ha detto l’autrice.

Ricercare l’infinito

Il commento letterario delle poesie è stato affidato alle parole scritte dalla compianta poetessa Narda Fattori. Il titolo della raccolta è un ribaltamento del topos letterario «La luna e il pozzo», una favola turca di illusione, di una luna imprigionata. Il pozzo rappresenta l’appartenenza dell’uomo alla terra, la sua immanenza fatta di miseria e di grandi epifanie. La luna è il lato spirituale, la luce e la chiarezza. Nel titolo i due significati sono accostati nel tentativo di ricercare l’infinito da parte di un uomo condannato alla finitudine.

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Dalla poesia alla metafisica

I tentativi della poetessa di raggiungere il noumeno, la verità e la bellezza del mondo, sono stati la poesia e la metafisica. Il libro apre alla riflessione se la poesia possa ancora dirci qualcosa, oppure no, come «una voce che si alza al limitare del silenzio». «Nel mio tentativo di conciliare verità e bellezza la poesia non mi ha dato risposte – ha detto l’autrice – e allora la mia scrittura si è trasformata in argomentazione filosofica. Il verso si asciugava e il pensiero si addensava».

Il cuore

Nemmeno l’interrogazione filosofica riesce a dare risposte a Emanuela. Dal tentativo di umanizzare l’assoluto e cercare risposte nel cielo, la poetessa ritorna metaforicamente sulla terra e scopre che solo gli affetti e l’amore possono mettere a tacere l’intelletto. «Forse non c’è altro – dice l’autrice – ma questo è già tutto. Sono le piccole cose che si contrappongono al deserto esistenziale».

Il senso dalla maternità

E la raccolta finisce con la sezione intitolata «la carne», punto d’arrivo, forse, della poetessa. I versi si fanno più difficili e pregni di senso. «Forse è questa la risposta – dice la poetessa – un figlio che si incarna e che chiude il ciclo. Mette a tacere l’intelletto, le velleità etiche ed estetiche. È la vita, il mondo-senso che ridà il senso e la luna, finalmente, atterra nel pozzo. La terra, così inscalfibile, si lascia scavare dalle mani di un bambino».

poetessa colognese emanuela lorenzi

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