Erano rimasti solo in 12, rispetto ai 50 dipendenti del 2015, a lavorare alla BCube di Ricengo. Nei giorni scorsi anche questi lavoratori hanno ricevuto la lettera di licenziamento.

Chiusura BCube, una misura annunciata

Da tempo la BCube, azienda produttrice di imballaggi in legno per macchinari con sede a Casale Monferrato, aveva annunciato la propria intenzione di chiudere lo stabilimento di Ricengo, lungo la Melotta. Già da due anni gli operai erano in cassa integrazione e una cooperativa esterna era stata incaricata di svuotare il sito produttivo. Nel 2015 gli operai avevano protestato davanti ai cancelli per la decisione di spostare il reparto produttivo da Ricengo a Cambiago, nel milanese.

Nessuna possibilità di reintegro

Per i lavoratori di Ricengo, nonostante l’azienda abbia altre sedi in Lombardia, non è prevista alcuna possibilità di tornare al lavoro. Già nel 2015, con lo spostamento a Cambiago, ai lavoratori era stato proposto di trasferirsi, a 50 km di distanza, ma solo dopo essere stati licenziati e riassunti. Una soluzione che ai lavoratori non era piaciuta perché, soprattutto con l’introduzione del Jobs Act, avrebbe comportato la perdita non solo dell’anzianità ma anche delle tutele previste dal contratto precedente. Così in tanti avevano scelto la mobilità, nella speranza di trovare presto un nuovo lavoro. Oggi l’azienda ha comunicato che per i 12 lavoratori rimasti nello stabilimento di Ricengo non esiste la possibilità di essere spostati a Stezzano, la sede più vicina a casa, e nemmeno in Lombardia. Se vogliono continuare a lavorare i lavoratori dovrebbero accettare il trasferimento ad Asti. Soluzione impraticabile praticamente per tutti.

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