Diplomati magistrali sul piede di guerra: “Non siamo maestre usa e getta”. Dopo il presidio di ieri davanti alla sede del Provveditorato di Bergamo, continua la protesta dei precari della scuola pubblica.

Diplomati magistrali fuori dalle graduatorie

Da anni lavorano nella Pubblica Amministrazione per garantire il funzionamento della scuola, infanzia e primaria, costretti a trasferimenti, sacrifici e precarietà. Sono le maestre e i maestri, 50mila in Italia, che stanno combattendo per veder riconosciuto il proprio titolo di studio. Un titolo, quello del diploma magistrale, conseguito entro il 2001-2002 e che finora ha permesso loro di lavorare nelle scuole italiane e negli ultimi due anni di entrare (non tutti e non con le stesse modalità), attraverso le graduatorie a esaurimento, finalmente a ruolo. Lo stesso titolo che l’Adunanza Plenaria del Consiglio di Stato ora non ritiene più valido per proseguire il loro lavoro all’interno delle scuole pubbliche. Così, dopo anni di attesa, incertezza e pazienza potrebbero perdere il ruolo e il diritto ad accedere alle graduatorie.

Ieri il presidio a Bergamo

Diplomati magistrali

Anche nella Provincia di Bergamo le maestri e i maestri in questa situazione sono sul piede di guerra. Sono circa mille e non hanno intenzione di restare fermi a guardare mentre viene negato loro un diritto conquistano con anni di lavoro. Lo hanno dimostrato anche ieri a Bergamo protestando davanti alla sede del Provveditorato.

Appello alla solidarietà di tutti

Da 13 anni lavorano nelle scuole di Treviglio e della Provincia: precarie, accollandosi la spesa di trasferimenti, corsi d’aggiornamento. Tutto per la loro passione. Come Rosamaria Di Nato e Maria Antonietta Grassi (che oggi insegnano rispettivamente alla Cesare Battisti di Treviglio e alla primaria di Calvenzano) ci sono molte altre maestre nella stessa situazione.

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“Abbiamo sempre svolto il nostro lavoro con amore e passione – hanno dichiarato le maestre trevigliesi – accettando trasferimenti, condizioni di incertezza, un precariato di anni e consentendo alla “macchina” scuola di funzionare. Ma non siamo delle maestre e dei maestri usa e getta. Abbiamo bisogno del sostegno di tutti: dei genitori degli alunni di oggi, degli alunni di ieri, delle Amministrazioni comunali locali e di quella provinciale, delle dirigenze scolastiche e non da ultimo dei cittadini semplici che sono legati, in un modo o nell’altro, tutti al mondo della scuola. Chiediamo la solidarietà di tutto il territorio perché si schieri unito, insieme a noi, per proteggere il futuro della scuola italiana”.

In attesa dell’Avvocatura

Ieri, l’incontro tra le parti sindacali e il Ministero della Pubblica Istruzione non è riuscito a sbloccare la situazione, ma ha dato modo di presentare alcune richieste, tra queste la salvaguardia dell’anno scolastico in corso. Ora si dovrà attendere il parere dell’avvocatura per definire le modalità con cui procedere alla riflessione che dovrà, necessariamente, affrontare e fare chiarezza nella confusione che si è creata cercando di ricomporre i diritti dei docenti interessati dal contenzioso.

Scuole in sciopero lunedì

Intanto per lunedì resta confermato lo sciopero che interesserà le scuole dell’infanzia e le primarie di tutta Italia. Anche la Bergamasca non farà eccezione anche se ogni scuola sta decidendo se e in che modalità aderire.