Prosegue la vicenda giudiziaria che vede coinvolta la Lupini Targhe. L’azienda di Pognano, fallita nel 2016, l’anno successivo era stata travolta da uno scandalo e dalla successiva inchiesta che aveva portato all’accusa di bancarotta fraudolenta con sette indagati tra amministratori e consulenti.

Tasse non versate, sentenza annullata

E’ stato accolto dalla Cassazione il ricorso presentato da Vanessa Zaniboni, legale rappresentate della Lupini Targhe, contro la sentenza della Corte d’appello di Brescia che aveva emesso la condanna a un anno e sei mesi di reclusione. La Cassazione, infatti, ha disposto il rinvio alla Corte d’appello per un ulteriore esame.

Le motivazioni

A far pendere la Cassazione verso l’annullamento della sentenza è stata la nuova “sensibilità” che viene ora riservata agli imprenditori che decidono (o si trovano costretti) a pagare gli stipendi dei dipendenti anziché le tasse. Una “sensibilità”, appunto, dovuta al periodo di crisi che ha colpito diverse azienda. All’origine di una mancanza di liquidità, quindi, non ci sarebbe solo una mala gestione, ma potrebbe nascondersi una reale necessità. Ed è questo che la Corte d’appello ora dovrà appurare.

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Lupini Targhe, una storia travagliata

Le prime difficoltà dell’azienda risalgono al 2013 con un primo fallimento. Poi la parentesi messicana con la possibilità di affitto da parte della Ott, ma nel 2014 la Lupini passa all’International Fim. Nel 2016 una nuova fase di crisi che ha portato al definitivo fallimento del 2016 e all’inchiesta giudiziaria lo scorso anno.