Contro la decisione di trasferire un terzo dell’organico della ex Perofil fuori provincia, operazione annunciata venerdì 15 marzo ai delegati sindacali, si è svolta oggi in un’altra assemblea dei lavoratori. I dipendenti sono stati aggiornati rispetto ai contenuti dell’incontro che si è tenuto ieri con l’azienda.Già due scioperi si sono svolti contro l’annunciato spostamento a Ceresara, in provincia di Mantova,  del personale che svolge le funzioni di controllo qualità, taglio, logistica, servizi ausiliari e servizi informatici. Si tratta di 21 persone, di cui 10 con orario a part-time.

Ex Perofil, sindacati “Se non ci saranno aperture nuovo sciopero”

“E’ evidente a tutti ormai che la scelta aziendale, probabilmente maturata fin dal momento dell’acquisto di Perofil, segua una mera logica di risparmio, sfruttando al meglio le condizioni d’affitto stipulate con la vecchia proprietà che detiene ancora gli immobili” hanno commentato oggi Pietro Allieri FILCTEM-CGIL e Sergio Licini FEMCA-CISL di Bergamo. “Nell’incontro di ieri l’azienda non ha fornito elementi aggiuntivi a quanto comunicato in precedenza, nessun dettaglio in merito alle attività che dovranno svolgere le persone colpite dal trasferimento né tantomeno risposte alle problematiche organizzative delle funzioni che rimarranno nella nuova sede di Bergamo. Resta il dubbio che l’azienda non sia per nulla interessata a che i 21 dipendenti si rechino nel mantovano per lavorare. Chi c’era oggi in assemblea ha ricordato con amarezza le rassicurazioni che vennero fornite dalla vecchia proprietà quando questa andava all’incasso nella vendita dell’aprile 2017. In quell’occasione venne detto ai dipendenti di stare tranquilli e che la vendita avrebbe garantito un futuro occupazionale per almeno i successivi cinque anni. Ne sono passati a mala pena due. Ora, ci aspettiamo che per l’incontro del 2 aprile l’azienda si presenti con elementi chiari sui tempi e modalità di trasferimento: non accetteremo che esso avvenga a maggio, cioè con pochissimo tempo lasciato ai lavoratori per organizzarsi. Se non ci saranno aperture, sarà di nuovo sciopero”

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