Primo due anni fa, secondo lo scorso anno, ancora primo oggi: se ancora ci fosse stato qualche dubbio circa il fatto che il brianzolo Marco Valeriani è la punta di diamante nel panorama birrario italiano, è stato ormai spazzato via. Almeno stando al podio del premio Birraio dell’anno 2019, che ha visto primeggiare oggi, domenica 20 gennaio 2019, a Firenze, il creatore delle apprezzatissime produzioni del birrificio Hammer di Villa d’Adda (Bg).

Villa d'Adda ancora sul tetto d'Italia con Hammer: Valeriani è Birraio dell'anno 2019

Birraio dell’anno a Hammer

Insomma, la piccola Villa d’Adda di nuovo sul tetto d’Italia nel secondo concorso birrario per importanza (dopo il premio “Birra dell’anno” di Unionbirrai, che sarà assegnato fra meno di un mese alla fiera Beer Attraction di Rimini e che ha visto lo scorso anno Hammer al terzo posto assoluto), indetto dal network Fermento Birra. Una consacrazione, in ogni caso, per il birrificio nato solo nel 2015 in via Chioso.

Villa d'Adda ancora sul tetto d'Italia con Hammer: Valeriani è Birraio dell'anno 2019
Valeriani oggi a Firenze con Lorenzo “Kuaska” Dabove, massimo esperto birrario in Italia

Villa d’Adda sul tetto d’Italia

Soddisfatti gli imprenditori Fausto Brigati e il fratello Roberto (che già guidano una fabbrica metalmeccanica a Carvico, da qui il riferimento ad Hammer, il martello), insieme a Letizia Zoia e al secondo birraio Matteo Palmisano.

Birraio dell'anno Villa d'Adda con Hammer sul tetto d'Italia
Valeriani tra i fratelli Fausto e Roberto Brigati abbraccia il secondo birraio Matteo Palmisano

Il mago delle IPA… e delle birre scure

Marco Valeriani è considerato il “mago delle ipa” (le birre luppolate “all’americana” ormai da qualche anno in cima alle preferenze degli appassionati), ma negli anni ha saputo imporsi anche come alchimista delle birre scure, come porter, stout e black ipa. E’ originario di Meda, abita a Seregno. E prima metteva la faccia sulle sue creazioni al birrificio Menaresta di Carate Brianza (anche letteralmente, con tanto di caricatura sulle etichette).

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Marco Valeriani e Fausto Brigati lo scorso anno a Rimini

Il premio di Fermento Birra

Il premio assegnato da Fermento Birra tende a valutare la bravura tecnica del birraio nel suo complesso, la sua filosofia, la costanza qualitativa dei prodotti. Un’affermazione personale per Valeriani che non potrà che amplificare ulteriormente la popolarità anche del brand villadaddese, ormai “di culto” per gli appassionati delle artigianali.

Gli altri premiati: c’è anche il Lariano

A Firenze è arrivato secondo il birraio Giovanni Faenza di Ritual Lab (Roma), terzo un altro lombardo, ovvero Luigi “Schigi” D’Amelio di Extraomnes (Marnate, Varese), Conor Gallagher-Deeks di Hilltop (Roma) e, al quinto posto, Cecilia Scisciani e Matteo Pomposini di MC-77 (Marche) a pari merito con Emanuele Longo del birrifico Lariano di Sirone, in Provincia di Lecco (che ha il suo storico locale, Statale 52, a La Valletta Brianza).

Tra gli emergenti, Luca Tassinati di Altotevere (Perugia), che ha preceduto Umberto Calabria di Jungle Juice (Roma), Giorgio Masio di Altavia (Savona), Adriano Giulioni di Babylon (Marche) e Alessandro Sanna e Federico Bianco di Bellazzi (Bologna).

daniele.pirola@netweek.it