La realizzazione della Bergamo-Treviglio continua a dividere la politica locale. Dopo il convegno dei “sì” della scorsa settimana, si torna a discutere dell’opera strategica per alcuni e non indispensabile per altri.

“Veloci sì, ma non a qualunque costo”

La posizione del Circolo PD di Treviglio, in sintonia con il PD provinciale, è che “l’obiettivo di un collegamento veloce Treviglio-Bergamo sia importante ma che il progetto autostradale sia un errore” e sullo stesso “siamo nettamente contrari”. Parliamo del progetto presentato nel 2012, l’unico sul tavolo, in pratica non modificabile per stessa ammissione di Giuliano Capetti, amministratore unico di Infrastrutture Lombarde.

Se realizzato sventrerà la campagna tra Cerreto e Geromina con una trincea larga 40m ed un viadotto a scavalco sulla Valle del Lupo, avrà un impatto fortemente negativo sulle imprese agricole lungo l’intero percorso autostradale tra Treviglio e Dalmine (“disastro annunciato per 60 aziende agricole” dice Coldiretti) ed aumenterà ulteriormente il consumo di suolo nella Provincia di Bergamo già ai vertici di questa classifica dei peggiori (80 ettari consumati nel solo 2017). La sorte dell’Autostrada Bergamo-Treviglio è da cercare nelle stanze di Regione Lombardia e di Autostrade Bergamasche che dovrà presentare un piano che dimostri anche la sostenibilità economica dell’infrastruttura.

Inutile la manifestazione a Bergamo

Nel frattempo, Forza Italia sta programmando una manifestazione per il sì all’autostrada sotto la sede della Provincia di Bergamo la quale non ha un ruolo decisionale sulla questione. Sarebbe bastato citofonare tempo addietro all’assessore regionale alle Infrastrutture trasporti e mobilità sostenibile Alessandro Sorte, di Forza Italia, per stimolare allora delle azioni concrete anziché agitarsi inutilmente adesso. Forza Italia e Lega non sembrano preoccuparsi delle conseguenze irreversibili per questo territorio. Noi lo siamo e chiediamo una diversa soluzione.

Uno studio Bergamocentrico

“Con un angolo di visuale indirizzato a spingere i maggiori comuni dell’area, in particolare Treviglio e Caravaggio, ad intraprendere un percorso strategico per valorizzare il territorio della Gera d’Adda e la qualità della vita dei suoi cittadini, abbiamo dato una prima lettura del rapporto “Il futuro della mobilità bergamasca” redatto dallo Studio META di Monza per la Provincia di Bergamo. – hanno fatto sapere dal Comitato Città dell’Adda – Dobbiamo subito evidenziare come questo lavoro sia stato costruito in chiave Bergamo-centrica, infatti al centro di tutto c’è la città di Bergamo e il territorio dell’hinterland della “Grande Bergamo”. Non bastasse, è preponderante il riferimento al suo sistema metropolitano, al rapporto Bergamo-Brescia, all’asse interurbano Ponte San Pietro-Bergamo-Orio. Inoltre lo studio, tra le principali finalità, ha come obiettivo l’accorciamento dei tempi dei percorsi tra Bergamo e Milano”.

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Treviglio traino dell’economia

“Cioè mentre da più parti (anche nel recente Convegno dell’Associazione Nazionale Costruttori Edili) si indica la zona di Treviglio come il nuovo traino della economia bergamasca, il rapporto dell’ingegner Andrea Debernardi di META, non ne fa minimo cenno e dimentica il nodo ferroviario strategico e i due caselli dell’autostrada A35. In conseguenza di ciò, non valuta il dato oggettivo ed eclatante: che la Gera d’Adda gravita su Milano per flussi di persone, lavoro, economia, che Treviglio ha più di 200 collegamenti ferroviari al giorno con Milano, anche grazie al Passante che è una vera e propria metropolitana regionale”.

Treviglio, un hub strategico

“Insomma, visto che il rapporto parla di mobilità, si dovrebbe almeno partire dall’assunto che Treviglio è un hub, cioè un luogo strategico per la mobilità, soprattutto su rotaia, che interessa le province di Milano, Cremona, Brescia e anche Bergamo – proseguono – Ci chiediamo veramente con quali finalità sia stato dato questo incarico. Se è propedeutico alla redazione del Piano Territoriale di Coordinamento Provinciale, perché META non ha preso contatti diretti con il nostro territorio? Ci viene il dubbio che i tempi concessi per svolgere questo studio non fossero sufficienti, costringendo al recupero di materiale d’archivio datato. Anche tutta la serie di tabelle e grafici, fastidiosamente proposti in lingua inglese, lascia perplessi. Non farsi capire da tutti è un vezzo, una moda, un modo per mettere fuori discussione una serie di assunti, oppure sono state pescate da qualche parte di fretta?”

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