Tutto da rifare. Se un anno fa la Regione aveva alzato le braccia, sostenendo di non potersi accollare tutti i lavoratori dei settori Lavoro sostenendo che sarebbe stato meglio rimanessero in capo alle Province, ora ha invertito la rotta. Sì, insomma, al passaggio diretto dei dipendenti dalle Province alla Regione, un comparto sempre più strategico, che comprende anche i Centri per l’impiego e i famosi “navigator” arruolati per gestire il Reddito di cittadinanza.

Settori Lavoro dalle Province alla Regione

Un’inversione a U che formalmente l’assessore regionale al Lavoro Melania Rizzoli (FI) non ha ancora formalizzato in Giunta (da Palazzo Lombardia ancora nessun pronunciamento ufficiale sul tema), ma la strada sembra tracciata. Obiettivo, arrivare a una cabina di regia unica (ma sulla carta anche stabilizzare i precari). Sorpresi i sindacati da questo “balzo indietro nel tempo” di dodici mesi, ma non contrari.

Il modello Regione è effettivamente più coerente col quadro nazionale (in tutto il resto d’Italia i Cpi sono gestiti, infatti, dalle Regioni, ndr) e consente anche una capacità di occupazione maggiore – è la posizione di Lucilla Pirovano, coordinatrice Funzione pubblica Cgil Lombardia – Il vero problema è che le Province sono in carenza di risorse economiche e strumentali… manca persino la carta per le stampanti, in molti casi”.

Lucilla Pirovano

Centri per l’impiego, tutto da rifare

Ormai “svuotate”, insomma, le Province sono in affanno a gestire un comparto sempre più complesso.

“Il Reddito di cittadinanza ha accelerato il processo – continua Pirovano – Ora dovrebbe essere la Regione a gestire un piano di assunzioni che dovrebbe portare 1378 nuovi dipendenti nell’arco del triennio 2019/2021, ma il problema è che già nel 2019 dovevano arrivarne 514, mentre ancora non se n’è visto uno e, considerato che siamo a metà ottobre e che un concorso non si organizza in uno schiocco di dita, temiamo proprio che fino a fine anno la situazione resterà invariata“.

Fp Cgil: “Persi due mesi di tempo preziosi”

Infatti, se le Province già dall’estate scorsa erano pronte e in procinto di arrangiarsi e bandire concorsi in autonomia per le nuove assunzioni, ora siamo in una fase di stallo.

“Sulla carta non cambierà molto – spiega la segretaria Fp Cgil – Regione dovrà gestire risorse statali che prima passava alle Province e il servizio continuerà ad essere fisicamente gestito nelle sedi provinciali, seppur sotto il controllo della Regione. Ma abbiamo perso due mesi di tempo preziosi: che la Regione si dia una mossa. Alle nostre sollecitazioni, l’assessore Rizzoli non ha nemmeno risposto: che Regione diventi stazione appaltante e sblocchi la situazione in tempi brevi”.

L’anomalia Brianza e Città metropolitana

Last but not least, in un quadro già problematico, c’è l’anomala situazione della Città metropolitana di Milano e della Provincia di Monza e Brianza, dove il settore Lavoro non ha assunti, perché il servizio è gestito dalle Afol, aziende speciali i cui parte dei dipendenti, non essendo pubblici, non possono passare alla Regione.

“Quello delle Afol è un modello che va salvaguardato – chiosa Pirovano – Regione può anche fare scelte diverse, l’importante è salvaguardare servizio e occupazione”.

 

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daniele.pirola@netweek.it