Doveva essere il solito lunghissimo, estenuante Consiglio comunale pontirolese. E infatti lo è stato, per una buona ora e un quarto. Fino a quando, arrivati al punto due all’ordine del giorno, l’ennesima, annunciata, avvelenatissima battaglia tra la maggioranza guidata dalla sindaca Gigliola Breviario e il capogruppo d’opposizione Alessandro Vigentini, ha preso una piega inaspettata. E sono arrivati i carabinieri in Aula.

La lite con il segretario

Casus belli è stato un punto all’ordine del giorno che normalmente viene discusso e approvato nel giro di poche decine di secondi. A Pontirolo, invece, l’approvazione dei verbali della seduta precedente si è trascinata per oltre mezz’ora. Il motivo? Le rimostranze di Vigentini, che ha cercato in tutti i modi di segnalare la presenza di alcune (a suo modo di vedere)  “censure” dal verbale della seduta fiume di inizio maggio,  che non sarebbero state riportate nel resoconto del segretario Ivano Rinaldi.

La frase incriminata

“Ho diverse riserve circa l’operato del segretario Ivano Rinaldi” ha esordito il consigliere di opposizione. E lì si è fermato, perché il sindaco Breviario, sollecitata vivacemente a suon di gomitate dallo stesso segretario, ha tolto la parola a Vigentini, richiamandolo ed esortandolo a non esplicitare una critica professionale “personale” nei confronti del dirigente. “Se ci sono rimostranze sui verbali le faccia presenti, ma non vada fuori tema” ha più volte detto Breviario.
Vigentini, esterrefatto, l’ha presa come una censura. E riprendendo la parola daccapo, ha tentato per una decina di volte di ricominciare il discorso interrotto, ripronunciando ogni volta la stessa frase incriminata, in cui citava Rinaldi. Il braccio di ferro tra Vigentini e Breviario, davanti a un Rinaldi sempre più infastidito, è proseguito fino a quando d’imperio Breviario ha chiuso la discussione messo la discussione ai voti. E la minoranza è uscita dall’aula.

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Il gestaccio

Sono stati momenti concitati, in cui sarebbe volato anche un “vai a quel paese” all’indirizzo dell’opposizione da parte del segretario. A notarlo, lo stesso Vigentini che ha chiesto esplicitamente al sindaco di richiamare il segretario per il gesto “inequivocabile” al suo indirizzo. Ma l’inflessibile Breviario ha messo ai voti il punto all’ordine del giorno senza richiami di sorta per Rinaldi. Così le minoranze sono uscite dall’aula. E – coupe de theatre – hanno chiamato i carabinieri.

“Per rasserenare gli animi”

Una pattuglia dell’Arma è arrivata subito sul posto e ha raccolto la testimonianza di Vigentini e dei consiglieri fuoriusciti. Poi, a Consiglio ancora in corso con la sola maggioranza presente in aula, hanno fatto capolino nella sala consiliare. E al termine, hanno parlato a lungo con Breviario e con Rinaldi, nell’ufficio dello stesso sindaco. Vigentini ha detto che non avrebbe intenzione di sporgere denuncia per l’accaduto, e di aver chiamato il 112 solo per “rasserenare gli animi”. Ma le intenzioni dei consiglieri fuoriusciti, almeno nei primi minuti dopo il “misfatto” era quella di scrivere al Prefetto, lamentando l’indebita censura dell’intervento di Vigentini e la presunta ingerenza del segretario – un tecnico – in un dibattito tutto politico.

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