L’8 marzo con le donne imprenditrici: a Treviglio scatta la contestazione femminista. Qualche disordine e momenti di imbarazzo, questa mattina, durante il convegno organizzato all’interno dell’Auditorium della Bcc di Treviglio, quando un gruppo di studentesse universitarie ha imbracciato un megafono e protestato davanti alla platea.

8 marzo a Treviglio

Dopo le donne sportive e le donne in divisa, quest’anno, l’8 marzo è stato dedicato alla voce delle donne imprenditrici. La giornata, iniziata alle 9 con la messa presieduta da monsignor Norberto Donghi, è stata organizzata dal Comune di Treviglio in collaborazione con la Commissione Pari Opportunità, il Cif (Centro italiano femminile), il Consiglio delle donne, i Laboratori culturali Terza Età, la Bcc di Treviglio e il Soroptimist Città di Treviglio-Pianura Bergamasca.

Il convegno, iniziato alle 10 nell’Auditorium di via Carcano, ha visto la presenza tra le altre dell’assessore regionale al Turismo, Marketing e Moda Lara Magoni, del vicequestore Angelo Lino Murtas, del capitano della Guardia di Finanza Maria Luisa Ciancia e dell’Arma dei carabinieri. Presenti anche Silvia Campana, dell’area comunicazione Bergamo sviluppo-Azienda della CCIAA di Bergamo diverse donne imprenditrici come Livia Vertova, Lia Bergamini, Antonella Viola e Susanna Marchetti. Assente, invece, la vicepresidente di Confindustria Bergamo Cristina Bombassei che, secondo la locandina dell’evento, avrebbe dovuto relazionare sul Decreto Dignità.

La contestazione

All’improvviso, però, dal pubblico si sono alzate una decina di ragazze, studentesse universitarie, che imbracciato il megafono hanno iniziato una vera e propria contestazione contro una parte di politica (di destra e cattolica) rea di aver travisato e nascosto il vero significato dell’8 marzo. Tra l’imbarazzo generale (tra il pubblico anche il vicesindaco Pinuccia Prandina e la presidente della Commissione Pari Opportunità Valentina Tugnoli che hanno promosso l’evento, ndr) la ragazze sono state poi fermate e accompagnate all’esterno, ma sono riuscite comunque a diffondere il loro messaggio e qualche volantino.

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Il messaggio di lotta

“Questo teatro è un chiaro attacco a quello che è l’8 marzo – si legge nel volantino diffuso dalle contestatrici che si firmano Una è centomila – Le donne imprenditrici, le donne del Cif, le donne fasciste e questa platea piccoloborghese stanno celebrando loro stesse e il loro modello di potere. Baluardo di emancipazione sono per voi le imprenditrici, donne che fanno dello sfruttamento del lavoro e delle lavoratrici la loro fonte di sostentamento e profitto. Sappiamo bene che sul lavoro le donne patiscono condizioni anche peggiori rispetto ai colleghi uomini: salari generalmente più assi, scarso sostegno alla maternità, molestie e subordinazione. Portate in celebrazione la retorica del cattolicesimo più chiuso. La presenza del Cif ci fa pensare solo a convegni antiabortisti (dove pochi mesi fa si era verificata un’altra contestazione femminista, ndr) e a mobilitazioni contro l’autodeterminazione della donna”.

E ancora se la prendono anche con le divise:

“Vi circondate di forze dell’ordine e citate come esempio di donne emancipate le donne che ne fanno parte. Noi pensiamo che l’emancipazione non possa passare attraverso le logiche di gerarchia e oppressione che sono insite nel portare una divisa e nell’essere parte attiva dell’apparato repressivo dello Stato – accusano – La destra reazionaria è contro la libertà femminile, a meno che non si trovi la propria definizione di libertà nella sottomissione. Intuizione brillante quindi decidere di invitare a un incontro sull’8 marzo delle esponenti di Fratelli d’Italia: un partito neofascista che parla di femminilità e mai di femminismo e che difende solo la famiglia tradizionale. Questo è un giorno di sciopero e di lotta e non sappiamo da che parte stare”.

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