Ricominciare da capo. Da quel progetto del 2012 che da ormai nove anni fa bollire il sangue nelle vene a sindaci e comitati ambientalisti lungo la tratta, da Pontirolo alla A4, che da tempo chiedono di ridiscutere il tracciato quando non di cassare del tutto l’opera, puntando invece su una serie di tangenziali come quella di Arcene e quella, costruenda, di Verdello.  E’ questa ora la posizione del Pd bergamasco (più o meno) sulla Treviglio-Bergamo.

Che succede ora?

Tutto nasce dall’accelerazione che il neo presidente di via Tasso Gianfranco Gafforelli ha impresso all’iter per l’autostrada, accelerazione che aveva portato domenica scorsa a un Ordine del giorno congiunto di tutti e quattro i capigruppo consiliari in Provincia per chiedere a via Tasso di procedere con l’unico progetto effettivamente in campo ad oggi: quello del 2012, di cui Autostrade Bergamasche, di cui la Provincia è socia, dovrebbe trasmettere il progetto a Milano per il via all’iter di concessione e  di realizzazione in project financing.

Treviglio-Bergamo, si riapre la frattura

L’accelerazione ha però riaperto una vecchia frattura nel centrosinistra bergamasco, nel quale molti sindaci da tempo chiedono una revisione del tracciato nella chiave della riduzione del consumo di suolo. Revisione peraltro caldeggiata dal predecessore di Gafforelli, Matteo Rossi. Che proprio sullo studio di alternative aveva commissionato un’indagine a uno studio di ingegneria di Monza, nell’ambito del tavolo Ocse per lo sviluppo di Bergamo. Ebbene? Alla pubblicazione dei risultati dello studio, che indica almeno tre varianti potenzialmente migliorative, il numero uno di Infrastrutture Lombarde Giuliano Capetti ha risposto secco lunedì: modifiche? Fattibili, per carità. Ma costerebbero perlomeno altri due anni di attesa. Troppo, sia per i favorevoli all’opera nel centrodestra (che da tempo chiedono una scossa) che per i favorevoli del Pd. Giorgio Gori, sindaco di Bergamo, in testa. Insieme come detto allo stesso Gafforelli, che all’ennesima frenata del partito che lo sostiene avrebbe reagito decisamente male.

Tre alternative al progetto del 2012 (a sinistra)

E adesso? Si vedrà in aula

Il redde rationem   probabilmente si vedrà in aula in via Tasso, quando Gafforelli metterà in discussione l’Ordine del giorno già firmato all’unanimità da tutti i gruppi.  Tutti la vogliono  quest’autostrada, insomma. Ma sul dove farla passare, il dibattito è tutt’altro che chiuso. Se nove anni fa, quando il tracciato passò in Regione, in Provincia c’era Ettore Pirovano, ora la patata bollente tenuta saggiamente a distanza da Rossi torna a saltellare tra le mani del centrosinistra.  A dare nuova linfa al dibattito, peraltro, ci sono  le tavole dello studio commissionato da Rossi, che tabelle e numeri alla mano mostra le due varianti che almeno sulla carta dovrebbero risultare più attrattive sia dal punto di vista ambientale che della remunerazione dell’investimento, per chi questa benedetta autostrada (il costo previsto si aggira sui 300 milioni di euro al momento) vorrà finanziarla.

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La marcia per il Sì

Sullo sfondo, è soprattutto Forza Italia ad agitarsi per spingere la macchina fuori dal pantano e dare il via al progetto. Oltre che per rivoltare il coltello nella piaga del partito di maggioranza.  L’onorevole Alessandro Sorte ha convocato per sabato prossimo a Bergamo, davanti alla Provincia, la  marcia pacifica #Crescereadesso.  E ora preparandosi a guardare lo “spettacolo” della resa dei conti in casa Pd,  mette in fila le opzioni.

Il nodo politico

“Il sindaco di Bergamo e il Presidente della Provincia a guida Pd annunciano che non sono disponibili a ricominciare da zero (che in politichese significa andare avanti con il progetto del 2012)” spiega Sorte. “Il segretario provinciale del Pd (Davide Casati, ndr)  invece chiede di rivedere il progetto (che in politichese significa riaprire la conferenza dei dei servizi e cambiare il progetto del 2012). Vedremo se nell’Ordine del giorno di settimana prossima sarà espressamente inserito il passaggio di riaprire la conferenza dei servizi e modificare il progetto (anche perché senza riapertura della conferenza dei servizi il progetto non è nella sostanza modificabile )”.  Come a dire: basta fare melina,   il Pd si assuma responsabilità politica dell’eventuale rinvio dell’opera, che in questo momento sarebbe sine die.

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