Una strada senza marciapiedi, il buio, la nebbia e un’auto lanciata sul rettilineo, che lo falcia e poi sparisce. E’ morto così Battista Recanati, settimana scorsa. Una tragedia che riapre il dibattito sulla viabilità di Caravaggio, a poche settimane dall’installazione dei famigerati varchi.

I numeri degli incidenti

Caravaggio non è una città per pedoni. Non bastasse un giro lungo la circonvallazione durante una serata di nebbia, bastino i dati sugli incidenti registrati. I numeri sono disponibili online  e si basano sui 12 anni tra il 2000 e il 2011. A Caravaggio si sono registrati 538 incidenti, di cui 27 mortali. Quasi quanti a Treviglio, che pure ha quasi il doppio degli abitanti, e che nello stesso periodo ha visto 33 incidenti mortali. A Romano, anch’essa più grande di Caravaggio, gli incidenti registrati sono stati 415 e quelli con decessi «solo» 5.
Anche il numero di feriti è impressionante: a Caravaggio sono stati 708, più che a Romano (598), quasi quattro volte quelli di Martinengo (182), cinque volte quelli di Brignano (140) e più del triplo persino della congestionatissima Verdello (203).

Soprattutto su strade urbane

C’è la Statale 11, si dirà, notoriamente una delle strade più pericolose della Bassa. Ma di questi questi incidenti, dato più o meno uniforme, oltre il 73 percento è avvenuto su strade urbane.
Via Damiano Chiesa, come la Circonvallazione interna del resto e tante altre strade cittadine, disegnano una città con pochi marciapiedi, sensi unici e intersezioni ai limiti dell’assurdo. Si tratta di un dato di fatto, il risultato di una «pianificazione» urbanistica talmente debole che le virgolette non bastano. Si potrà quindi sorridere, forse, di fronte agli enormi cerchi rossi dipinti sull’asfalto che delimitano la nuova «zona 30». In via Damiano Chiesa peraltro non sono serviti a salvare la vita di Battista: la protezione dei pedoni è sostanzialmente irrisoria, tra i parcheggi da un lato della carreggiata e una striscia bianca, dall’altro, che dista pochi centimetri dalle abitazioni. Ma che a Caravaggio serva davvero una riforma viabilistica in difesa degli utenti più deboli della strada, è un altro fatto che non può più essere oscurato da alibi. Quella recente dell’Amministrazione Bolandrini, curata dallo studio Percudani di Milano, sembra essere un buon primo passo.

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Davide D’Adda

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