Il calcio è principalmente business ed il serbatoio del calcio sono i piccoli calciatori in erba.

Business nel calcio giovanile

Attualmente non c’è alcuna normativa che regola l’ingresso degli spettatori alle manifestazioni di calcio giovanile e così nonni e genitori, parenti ed amici si trovano a sborsare anche 5 euro per assistere a due misere partite dei pulcini in tornei di periferia, spesso lontani decine di chilometri da casa. Tornei organizzati ad hoc, in strutture spesso non all’altezza che spesso e volentieri mettono in ginocchio la delicata economia domestica delle famiglie che hanno uno o più figli impegnati nel mondo del calcio e che già versano già la quota di iscrizione dei figli. In tempi non sospetti era emersa chiara la contrarietà nel far pagare l’accesso al campo alle famiglie almeno fino alla categoria dei Giovanissimi. Una battaglia ormai persa, perchè esistono società, che non hanno squadre, che si occupano soltanto di organizzare tornei per ragazzini di 8-9-10 anni facendo pagare l’ingresso a tutti.

Quanto costa diventare calciatore?

Ma quanto costa fare il calciatore, o almeno tentare di diventarlo? L’inchiesta è partita da Sport Legnano. I genitori di un bambino che si approccia al calcio sono chiamati a sborsare una cifra dai 250 ai 600 euro all’anno per iscrizione e per il kit di abbigliamento, ma nel caso di affiliazioni importanti con società di serie A, si arriva anche a mille euro. L’intero percorso giovanile di 6 anni fino ai 18 anni di età, può superare anche i 9 mila euro. Ovviamente nel calderone entrano poi carburante per l’auto, biglietto per l’entrata della partita ed il pranzo fuori casa che per alcuni tornei diventa obbligatorio almeno per i bambini. Un business costruito a regola d’arte e che va moltiplicato in maniera esponenziale. In Italia le scuole calcio sono più di 7 mila, con 300 mila calciatori. Fate voi il calcolo e considerate anche che una cinquantina soltanto di questi “fenomeni” esordirà in serie A in futuro.

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