Concerti, culture indigene, artigianato e cucine dal mondo: “Lo Spirito del Pianeta” riapre la stagione estiva nella Bassa Bergamasca, celebrando tradizioni da tutti i continenti. Dal 18 giugno al 4 luglio, al PalaGerundium di Casirate, la musica e i colori di questo festival non si limitano a intrattenere, ma rappresentano “un invito a riscoprire il senso di comunità, il legame con la natura e il rispetto per le proprie radici e per tutte le culture”.
Un festival che celebra le radici
In un’epoca caratterizzata da un rapido avanzamento tecnologico, il festival “Lo Spirito del Pianeta” torna nella Bassa per ricollegarci alle nostre origini. Con la sua 26esima edizione, l’evento, che ha fatto del nomadismo culturale e della testimonianza dei popoli indigeni il suo simbolo, promette numeri straordinari e una gestione ecologica all’avanguardia. Ivano Carcano, referente dell’associazione promotrice, spiega che dopo anni tra Brembate Sopra, Chiuduno, Bergamo, Clusone e Piario, quest’anno si estenderà anche ad Albino.
“’Lo Spirito del Pianeta’ è un momento di condivisione profonda, in cui popolazioni da ogni angolo della terra portano il loro punto di vista su un modello di vita che nel mondo occidentale sta scomparendo. Mentre pensiamo di andare sulla Luna, ci dimentichiamo dei nostri antenati e del creato che ci ospita”, ha dichiarato Carcano.
Il pubblico diventa protagonista
Questa edizione non vedrà il pubblico relegato al ruolo di spettatore ma lo coinvolgerà attivamente.
“Attraverso laboratori e testimonianze, i visitatori potranno entrare in contatto con visioni ancestrali molto vicine a quelle delle nostre radici. Un tema centrale sarà la riscoperta dell’artigianato. In un’epoca dominata dagli acquisti online, il festival vuole accendere un riflettore sui piccoli produttori che stanno scomparendo. Dobbiamo riflettere che forse eravamo più ricchi quando compravamo sotto casa”, ha spiegato.
Il motore del festival: i volontari
Questa edizione, che avrà inizio la prossima settimana a Casirate, si preannuncia da record: gli organizzatori stimano oltre 100 mila visitatori, dalle famiglie ai giovani. Un evento complesso che funziona grazie al contributo dei volontari.
“Circa un centinaio di persone si alternano per garantire che tutto funzioni perfettamente, dalla sicurezza alla pulizia. Un punto d’orgoglio è la sostenibilità: il festival raggiunge vette del 70-80% di riciclo dei rifiuti. Non possiamo parlare di rispetto per la natura e poi fregarcene perché non ci conviene pulire”, ha affermato Carcano.
Il festival è gestito come un affare di comunità, coordinato da figure come Susan Simayiai Maasailady, di origine Masai, che si occupa della parte espositiva. La sua cultura è fonte d’ispirazione per valorizzare l’importanza della comunità. L’evento rappresenta anche un’opportunità di educazione civica e spirituale.
“Bisogna imparare che prima di entrare in una casa bisogna bussare, aspettare che ti aprano e portare rispetto. La Bassa apre le sue porte, pronta a farsi ‘ospitare’ da queste culture e a riscoprire, attraverso i loro occhi, la ricchezza che il Creatore ha donato a questo territorio”, ha aggiunto.
Un viaggio che parte dalla Bassa

Il festival, che partirà il 18 giugno, è stato presentato il 11 giugno 2026 in Provincia a Bergamo. Alla conferenza stampa erano presenti Ivano Carcano, Simayiai Maasailady, il sindaco di Casirate Mario Donadoni e il consigliere provinciale Francesco Micheli.
Il sindaco Donadoni ha descritto l’evento come una sfida ambiziosa: portare un festival nato in Val Seriana nel cuore della pianura bergamasca, sfruttando la posizione strategica di Casirate, a pochi minuti da Milano e vicino agli aeroporti di Orio al Serio e Linate. “La scommessa è mantenere il pubblico della Val Seriana e ampliarlo, portando nuove persone. Chi conosce l’evento poi ci torna volentieri: ogni sera c’è qualcosa di nuovo, tra spettacoli ed enogastronomia”, ha spiegato.
Donadoni ha anche anticipato una serata dedicata alle vie d’acqua, elemento identitario di questo territorio: “Se c’è un elemento emblematico di questo territorio è l’essere innervato e fertilizzato da canali, sorgive e corsi d’acqua. Casirate è letteralmente generata da queste vie d’acqua meravigliose.” La posizione geografica del Gerundium è strategica anche per chi arriva dall’estero, con già confermati visitatori dal nord Europa.
Dettagli del programma del festival
Dal 18 giugno al 4 luglio, il PalaGerundium di Casirate ospiterà 400 eventi, 20 gruppi musicali, 11 punti ristoro internazionali e 150 stand provenienti da tutto il mondo. Questi numeri non rappresentano solo un festival, ma un vero e proprio viaggio alla scoperta di culture diverse.
Il programma include eventi di ogni tipo: conferenze, concerti e cerimonie tradizionali di molteplici popoli. Si inizia giovedì 18 giugno (apertura alle 19) con la cerimonia di inaugurazione al fuoco sacro, situato nel villaggio degli indigeni, dove verranno allestite la tenda Qashqai e la tenda Tuareg.
La musica sarà uno dei protagonisti, con concerti che offriranno l’opportunità di gustare canti e balli folkloristici.

La musica locale avrà un posto d’onore con Bepi & The Prismas, che apriranno il festival il 19 giugno. Il viaggio musicale proseguirà con artisti provenienti da tutto il mondo: il 20 giugno si esibiranno musicisti dal Congo, il 21 giugno gli Eusebia dal Madagascar, il 23 giugno il gruppo Seva dall’Iran, il 26 giugno il Thanda Choir dal Sudafrica, il 2 luglio gli Ar An Talamh dall’Irlanda e il 3 luglio i Saor Patrol dalla Scozia.
In programma anche artisti indigeni, Incas, Aztechi e rappresentanti di molte altre culture. Tra gli ospiti speciali: la Donna Medicina Inca Sofia Uquiche Chircca, il cantante tuareg Zaccaria Yahaya, i gruppi boliviani, l’associazione ucraina Berebynia di Bergamo, il violinista lituano Saule Kliaite e Giuseppe Festa con il Sud Ensamble che proporrà musiche del Sud Italia.
Da non perdere la conferenza sulla storia della cornamusa bergamasca (22 giugno alle 20.30), seguita dal concerto “La notte della cornamusa e del Baghèt”. Ogni giorno ci sarà un focus su popoli e usanze. Tra gli eventi più attesi ci sarà la “Notte dei tamburi” (30 giugno dalle 20.30) e il matrimonio celtico dei Saor Patrol in chiusura, il 4 luglio alle 18.

Tra bancarelle e sapori locali, ci sarà spazio anche per la cultura: il 29 luglio, Giuseppe Festa presenterà il suo libro “La danza del lupo”, seguito dalla Cerimonia della luna piena (alle 21.15). “Lo Spirito del Pianeta” è un’opportunità per liberarsi delle negatività, per stare bene con se stessi e con gli altri, partecipando a percorsi di conoscenza atzeco, incas, maya, congolese e celtico (al costo di 3 euro). L’ingresso al festival è libero e gratuito.